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lunedì 20 luglio 2009

I rifiuti pedinati

In Italia la raccolta differenziata è obbligatoria (anche se non la si fa dappertutto) ma la legge non prescrive di mandare i rifiuti differenziati all’effettivo riciclaggio.
Negli Stati Uniti ed in Inghilterra sta per iniziate un piccolo esperimento: mescolare all’immondizia schede sim tipo quelle dei telefonini e poi seguirne il percorso. Si tratta di un’iniziativa promossa dalla rivista New Scientist e dal Massachusetts Institute of Technology che hanno messo a punto un progetto per seguire il cammino dell’immondizia a Seattle, New York e Londra.
Alla fine dell’estate verranno mescolate ai rifiuti numerose schede sim tipo quelle dei telefonini, in grado di segnalare ogni 15 minuti la loro posizione. Il segnale verrà ricevuto dalle antenne per i telefoni cellulari ed inviato al Massachusetts Institute of Technology.
Scopo di questa iniziativa è indurre la gente a farsi carico dell’inquinamento che essa produce. E’ troppo facile buttare la roba che non serve nell’immondizia affinché qualcuno la porti in un qualsiasi luogo, purché lontano dagli occhi.
Sarebbe interessante fare una cosa del genere con l’immondizia di casa nostra. Si chiarirebbero così i dubbi su dove vanno effettivamente a finire i nostri rifiuti: tutti insieme in discarica o effettivamente avviati al riciclaggio?
I dati ci dicono che a Caselle la percentuale di raccolta differenziata è abbastanza elevata, ma qualche anno fa un’inchiesta giornalistica aveva appurato che, almeno a Torino città, una consistente parte dei rifiuti coscienziosamente differenziati finisce in discarica.

giovedì 4 giugno 2009

L'Italia dei comuni che funzionano


Nelle prossime settimane, l'Associazione dei Comuni Virtuosi spedirà una copia del documentario video “Viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle” a tutti gli 8.102 sindaci degli altrettanti comuni italiani.
Il documentario racconta le esperienze concrete già realizzate o in corso di sperimentazione da amministrazioni comunali italiane che hanno deciso di ridurre la propria impronta ecologica con la collaborazione e “complicità” dei cittadini che formano una comunità locale: un’ora di interviste, immagini, racconti, che dimostrano la bontà di progetti e obiettivi come strategia rifiuti zero, stop al consumo di territorio, mobilità sostenibile, nuovi stili di vita, efficienza e risparmio energetico.
Successi indiscutibili che mostrano la concretezza di scelte alternative divenute possibili attraverso il coinvolgimento della popolazione, chiamata a partecipare attivamentealle decisioni che riguardano l'intera comunità.

lunedì 16 marzo 2009

Raccolta differenziata contro la crisi

Diamo spazio ad una riflessione di Roberto Cavallo, scrittore nonchè ex assesore all'ambiente del comune di Alba ed esperto in materia di rifiuti. Una ricetta diversa per affrontare la crisi.

Grandi opere, ecoincentivi, permessi di costruire, condoni: molti tentativi si rincorrono per cercare vie da esplorare per vincere una crisi complessa.
Vorrei provare a fornire una proposta al governo e ai decisori.
Abbiamo una grande opportunità in Italia per creare posti di lavoro a costo ridotto per la società: promuovere la raccolta differenziata di tipo domiciliare.
Le amministrazioni virtuose italiane che hanno già intrapreso questa via hanno dimostrato come il cambiamento della raccolta rifiuti da stradale a domiciliare, con una raccolta differenziata integrata, necessita almeno del 50% di manodopera in più.
In pratica servire i 45 milioni di italiani, che ancora non lo sono, con raccolta domiciliare, significherebbe creare circa 100.000 posti di lavoro diretti.
Un intervento di questo tipo ha tre considerazioni immediate:
- richiede tempi di attivazioni rapidissimi, dell’ordine di mesi, come si direbbe per le grandi opere è immediatamente cantierabile;
- dà ordine al sistema dei rifiuti riportando le materie nei canali corretti contribuendo al contenimento della produzione complessiva, aumentando l’efficienza degli impianti di smaltimento, garantendo un maggior controllo di filiera evitando conferimenti fraudolenti;
- aumenta la qualità (non solo la quantità) delle materie prime seconde, creando ulteriori posti di lavoro nel comparto del recupero, quantificabili in ulteriori 100.000 posti di lavoro. Comparto a dura prova della crisi globale, ma certamente più flessibile dell’industria classica che si basa sull’utilizzo delle risorse naturali prime, distanti e costose.
Ovviamente tutto ciò ha un costo: la raccolta e il trattamento post raccolta costano mediamente il 30% - 50% in più dell’attuale costo di raccolta.
È altresì vero che in questo modo diminuiscono i costi alla collettività dello smaltimento finale (discariche in particolare) e il modello nell’arco di 3 anni può raggiungere un nuovo equilibrio.
Si tratta di sottrarre risorse dallo smaltimento per investirle nelle raccolte.
In termini ancor più visivi si tratta di smetterla di buttare biglietti da 100 euro sotto terra e darli alle persone.
Se poi il governo decidesse di investire per contenere l’aumento di costi dello start up l’intera operazione il costo complessivo potrebbe aggirarsi attorno ai 900 milioni di euro.
Meno di un miliardo di euro per 200.000 posti di lavoro!

giovedì 4 settembre 2008

Immondizia cercasi

Nei giorni scorsi, a Moncalieri, è stato inaugurato un negozio che, al momento, è unico nel suo genere in Italia. Si tratta del primo negozio che acquista rifiuti: chi vi consegnerà carta, plastica, alluminio, vetro ,ecc. otterrà una ricompensa monetaria.
L’idea è di un’azienda di San Gillio: Recoplastica, società specializzata nel riciclaggio dei rifiuti. Il meccanismo è abbastanza semplice: i cittadini che fanno la raccolta differenziata possono portare i sacchetti all’Ecopunto (è questo il nome del negozio) dove vengono pesati e pagati secondo le quotazioni di mercato. Approssimativamente, si ottengono circa 50 centesimi per un chilo di alluminio, 20 centesimi per il ferro, 18 centesimi per un chilo di polietilene e 5 centesimi per la carta. Una volta venduti, i rifiuti vengono compattati ed inviati alla Recoplastica.
L’idea ha suscitato molto interesse tanto da trasformarsi in un franchising ed in ottobre verranno aperti altri due negozi in provincia di Torino, a San Gillio e a Santena. E’ inoltre iIntenzione di Recoplastica aprire altri 50 negozi in tutta Italia entro il 2009.
Si tratta di un’iniziativa sicuramente lodevole, già sperimentata con successo in Svizzera e Germania, che contribuisce ad aumentare la sensibilità per la raccolta differenziata, soprattutto perché il cittadino viene incentivato economicamente a separare i rifiuti ed a portarli in un centro autorizzato, facendoli diventare un risorsa. Non ci resta quindi che aspettare che anche sul nostro territorio ci sia qualche piccolo imprenditore disposto a cimentarsi con questa iniziativa.

mercoledì 16 luglio 2008

Il paese senza rifiuti

Vivere senza produrre rifiuti da incenerire o mandare in discarica si può. A dimostrarcelo con i fatti è un paesino giapponese di duemila anime: Kamikatsu. In questo paesino tutto viene riciclato e compostato, neanche l'ombra di cassonetti in strada o nei cortili. Men che meno l'inceneritore.
Tutti gli scarti di cucina vengono avviati al compostaggio domestico. Il resto dei rifiuti vengono o riportati ai negozi in cui sono stati acquistati (bottiglie con il vuoto a rendere), o portati ad un centro di recupero dove vengono accuratamente suddivisi in 34 categorie dove i cittadini ricevono in cambio un biglietto della lotteria.
Stando ai calcoli fatti, il sindaco dice che il sistema è meno dispendioso di un inceneritore, anche tenendo conto dell'energia che si potrebbe ricavare bruciando i rifiuti. E pure i cittadini sembrano soddisfatti di questo sistema di raccolta ultra differenziata.
Chissà se queste cose capiteranno mai qui da noi...

lunedì 19 maggio 2008

Rifiuti: la "rivoluzione"

La raccolta rifiuti è un problema per molti, non solo per Napoli e per la Campania dove ha raggiunto limiti incredibili. Capita spesso anche a noi di lamentaci del servizio di raccolta porta a porta o della tariffa che viene applicata.
In Lombardia abbiamo trovato un esempio di come funziona la raccolta dei rifiuti.
Il Consorzio dei Comuni dei Navigli, che raggruppa una serie di piccoli comuni della provincia di Milano e di Pavia, ha attivato ormai da una decina d'anni un sistema di raccolta differenziata che prevede, attraverso un sistema elettronico, il pagamento di una tassa dei rifiuti meno elevata per chi ricicla di più. Fantascienza? Niente affatto. Nelle strade dei Comuni che aderiscono al Consorzio sono scomparsi i cassonetti. Come da noi d’altronde. E come a Caselle è impossibile non fare la raccolta differenziata perché non si possono buttare i rifiuti da nessun altra parte (a meno di non caricarseli in auto e portarli altrove…).
Così nei comuni del Consorzio Navigli i rifiuti, a seconda della tipologia, vengono raccolti per strada, davanti alle abitazioni, con un calendario prestabilito. A ogni residente il Consorzio fornisce il contenitore in plastica per la raccolta dell'umido, i sacchi di diverso colore per la raccolta differenziata (biomais per l'umido), della plastica, e dei rifiuti indifferenziati (quello su cui si calcola la tassa dei rifiuti). Fin qui nulla che noi casellesi non conosciamo.
Ma ecco il sistema “rivoluzionario”. Oltre ai sacchi ad ogni famiglia viene fornito un blocchetto di tagliandi elettronici con i codici a barre (codice che identifica il residente o il nucleo familiare). E su ogni sacco bianco (che raccoglie i rifiuti che non vengono riciclati) viene posto un tagliandino con il codice a barre. Attraverso un lettore ottico si risale al nucleo familiare che ha gettato quel sacchetto. E a fine anno la tassa sui rifiuti viene calcolata tenendo conto di quanti tagliandini elettronici quel gruppo familiare ha utilizzato. Il sistema funziona e ha permesso di arrivare a livelli di raccolta differenziata molto elevati.
Si tratta nè più nè meno dell'applicazione della legge Ronchi che, oltre a invitare i comuni a ridurre la produzione di rifiuti e incentivare la raccolta differenziata, ha richiesto l’introduzione della tariffa quantità, secondo il principio di "chi più inquina, più paga". Determinante quindi per la riuscita di questo sistema è l'incentivo economico: il risparmio sulla tariffa. E, vogliamo pensare, la consapevolezza tangibile di inquinare meno.
Perché il nostro comune e Seta non prendono esempio? In fondo non ci vuole molto ad applicare un sistema simile.