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lunedì 8 febbraio 2010

Il colore dei soldi

E' di questi giorni il clamore suscitato dalle dichiarazioni del figlio dell'ex sindaco di Palermo, Ciancimino. In buona sostanza afferma che Milano Due - il fiore all'occhiello dell'imprenditore Berlusconi - è stato realizzato con i soldi della mafia, una specie di test event per trovare nuovi modi per ripulire enormi quantità di denaro sporco proveniente dalla attività illecite.
Le rivelazioni vanno prese con le molle, dunque non è proprio il caso di buttarticisi a pesce, ma il dubbio resta. Negli anni '80 erano in parecchi a segnalare come la mafia stessa riconvertendo parte delle sue attività illecite in imprenditorialità rispettosa delle regole: sono quelli gli anni dello smembramento della Venchi Unica a Torino (i più vecchi ricorderanno), della liquidazione di intere imprese storiche fatte fuori da un giorno all'altro da squali rampanti con il volto perennemente abbronzato, gli occhiali da sole e il doppiopetto blu. Sono gli anni in cui imprese sconosciute cominciano a vincere gli appalti di pulizia praticando ribassi impossibili... Sono gli anni in cui è venuta fuori la parte peggiore di questo paese.
Brunetta giustamente pretende che i redditi dei manager e dei dipendenti pubblici siano appunto pubblici. E' una questione di civiltà, di controllo sociale, di etica della democrazia.
A maggior ragione Berlusconi deve rispondere alla domanda che lo perseguita da ormai più di vent'anni: dove ha preso i soldi per cominciare la sua fortunata ascesa al vertici dell'imprenditoria nazionale?

mercoledì 9 dicembre 2009

La mafia è finita?

Al di là dell’attendibilità ancora tutta da verificare delle dichiarazioni di Spatuzza e degli arresti dei latitanti Nicchi e Fidanzati, proviamo a riflettere se il governo Berlusconi è quello che ha fatto di più contro la mafia.
Se andiamo a vedere le statistiche del Ministero degli Interni non risulta nessuna variazione significativa negli arresti per reati di stampo mafioso. La variazione è sensibile sugli italiani in quanto è aumentata la copertura giornalistica televisiva.
Se guardiamo invece le azioni del Governo relative alla protezione dei reati finanziari, dove risiede il vero business della mafia, bisogna riconoscere che questo governo ha davvero fatto tanto.
Un esempio? L'attuale scudo fiscale introduce la norma di non segnalazione delle operazioni derivanti da chi ha usufruito di questa protezione. In pratica qualunque mafioso può depositare somme considerevoli su conti particolari e protetti anagraficamente e tutte le operazioni da e per tali conti avranno la garanzia che non verranno mai segnalate (importi, soggetti, beneficiari) alle autorità anti-riciclaggio e anti-terrorismo.
Nessuno scudo fiscale mondiale contiene tale norma, nemmeno i due di Tremonti dei governi passati.
A cosa serve arrestare qualche boss a reti unificate se poi la mafia può continuare a fare affari in tutta tranquillità?

martedì 24 novembre 2009

Niente regali alle mafie

In questi giorni il Parlamento sta discutendo della finanziaria 2009. Un emendamento alla legge presentato dal governo consente di vendere i beni confiscati alle mafie che non siano stati destinati entro 3 o 6 mesi. E la possibilità che a ricomprare quei beni siano i mafiosi stessi è quanto mai concreta.
Contro questa proposta l’associazione
Libera lancia una petizione che pubblichiamo qui di seguito ed a cui vi invitiamo ad aderire.

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96.
Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere
, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.
La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge.
E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
No, non ci siamo.

mercoledì 6 maggio 2009

La montagna di rifiuti

La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalle ecomafie in Italia ha raggiunto la vetta di 3.100 metri con una base di 3 ettari, un'altezza quasi quanto quella dell'Etna. Non è mai stata così alta. Questa la durissima denuncia contenuta nel rapporto Ecomafie 2009 di Legambiente.
Questa montagna di rifiuti speciali spariti nel nulla ha movimentato lo scorso anno un giro di affari di circa 7 miliardi di euro, contro i 4,5 miliardi del 2007. Dal 2002, anno di entrata in vigore del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, sono 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i "signori dei veleni", raggiunti da ben 798 ordinanze di custodia cautelare, con 2.328 persone denunciate e 564 aziende coinvolte. Un risultato straordinario che testimonia tutta l'efficacia di quello strumento normativo. Ma il lavoro per gli investigatori certo non manca: per 31 milioni di tonnellate di rifiuti industriali è certa la produzione ma assolutamente ignota la destinazione finale.

Qui la notizia completa pubblicata dal sito di RaiNews 24

martedì 10 giugno 2008

In memoria di Peppino Impastato

Vogliamo segnalare un'iniziativa organizzata dal circolo culturale Berlinguer e dall'associazione Parole & Musica, con il patrocinio del comune di Caselle. L'11 giugno a partire dalle ore 21, presso la sala Fratelli Cervi è in programma una serata per ricordare Peppino Impastato a trent'anni dal suo assassinio.
Impastato, militante della sinistra, giornalista e attivo nell'ambito della Sicilia a smascherare i traffici mafiosi, sarà ricordato attraverso uno spettacolo teatrale e musicale dal titolo "Speranze". A seguire un dibatitto sul tema "Legalità e Solidarietà" al quale partecipano il consigliere regionale Mariano Turigliatto del gruppo "Sinistra per l'Unione", Davide Mattiello dell'associazione "Libera - Piemonte" ed a cui è stato invitato a partecipare il giudice Gian Carlo Caselli.

In merito alla ricorrenza della morte di Peppino Impastato, ci fa piacere raccogliere e rilanciare una bella proposta di Stefano Rollero:
"In occasione del trentennale (9 maggio 1978) dalla barbara uccisione per mano mafiosa del giornalista Peppino Impastato, sarebbe interessante che anche la Città di Caselle, dedicasse uno spazio in ricordo del giornalista, magari con un umile ceppo o targa. Egli aveva scelto la cultura dell'informazione contro quella mafiosa, del dire contro la cultura del tacere, la denuncia contro l'omertà, la giustizia contro l'illegalità. Peppino Impastato rappresenta un simbolo di chi vuole lavorare e proporre un messaggio contro ogni forma di criminalità, di violenza e razzismo."
Vogliamo sperare che la nostra amministrazione sappia raccogliere quest'idea ed approfitti di questa iniziativa per farla propria.