mercoledì 31 agosto 2011

I Coral ed i voti della 'ndrangheta

Vogliamo ritornare sull'operazione "Minotauro" che la scorsa primavera ha condotto in carcere, tra gli altri, l'ex sindaco di Leinì Nevio Coral. Un interessante articolo pubblicato ieri su La Stampa, a firma di Alberto Gaino, svela alcuni sviluppi interessanti. Ecco di seguito il testo dell'articolo.


La Procura ha in mano nuove carte contro Nevio Coral, l’ex sindaco di Leinì ed esponente molto noto del Pdl piemontese in carcere da inizio giugno per l’accusa di concorso esterno nell’associazione mafiosa «denominata ‘ndrangheta». Si tratta di intercettazioni che estendono la collaborazione elettorale fra l’industriale e uomo politico e le ‘ndrine della zona alle amministrative per l’elezione del sindaco di Volpiano della scorsa primavera, a pochi giorni dal blitz dell’Operazione Minotauro.
Il suo avvocato, Roberto Macchia: «Nel corso del primo interrogatorio con il pm, Antonio Malagnino, ci è stata preannunciata un’informativa su queste intercettazioni, ma ancora non le ho viste». Vi ha accennato il Tribunale del Riesame nel provvedimento contro il quale il legale ha fatto ricorso per Cassazione. Coral ha perso le elezioni di Volpiano avendo avuto il 33,07 per cento dei voti validi contro il 44 per cento di Emanuele De Zanne Pd, diventato il nuovo sindaco di Volpiano. L’industriale non era riuscito a coagulare intorno a sé il centrodestra che si è presentato con altre due liste (quella della Lega e Crescere Insieme, con candidato sindaco un altro imprenditore, Giorgio Chiesa) che complessivamente hanno ottenuto il 22 per cento.
Il 33 per cento ottenuto da Coral vale 2.857 voti. È interessante che in una conversazione del maggio 2009 riportata nell’ordinanza di custodia cautelare dell’Operazione Minotauro, Vincenzo Argirò - il «capo locale» che riteneva di «tenere in pugno» Coral - fa notare ad un altro ‘ndranghetista che Ivano Coral «3000 voti ha preso a Volpiano».
Ivano è il figlio per cui Nevio Coral riunisce a cena lo stesso Argirò e un bel gruppetto di ‘ndranghetisti per chiedere loro di votarlo e farlo votare alle Provinciali 2009. La cena si svolse nel ristorante dell’hotel di Claudio Coral, l’altro figlio dell’industriale e marito dell’ex assessore regionale Caterina Ferrero (coinvolta in altra inchiesta). I carabinieri registrarono tutto ciò che si dissero i partecipanti. La loro sintesi: «Coral illustra i progetti di sviluppo riguardanti la zona di Volpiano, lasciando chiaramente intendere ai presenti (li chiama “imprenditori”) che si aprirebbero molteplici prospettive di lavoro».
Promotore dell’incontro fu Emilio Gallo, precedenti per traffico di stupefacenti, che aveva suggerito ad Argirò di invitare a cena anche Nicola e Valter Macrina, della «locale» di Volpiano, in mano alla famiglia Agresta. Nella telefonata, che fa «entrare» Nevio Coral nell’inchiesta Minotauro, Gallo precisa al personaggio di spicco dell’organizzazione criminale che a Coral «interessano Borgaro e Volpiano». Durante la cena Argirò rassicura l’industriale: «Dottore, noi siamo qua e siamo felici di esserlo... e da chi sono andato sa che noi siamo qua con voi e saremo felici come lo siamo stati anni fa, se voi vi ricordate bene».
I carabinieri interpretano: «Argirò lascia intendere che Coral aveva già contribuito alle sue attività “imprenditoriali” e questi alle “fortune” politiche dell’industriale e che per ciò lo considera un interlocutore affidabile». Coral verrà risentito dal pm la prossima settimana. Sinora ha negato ogni accusa, banalizzando il senso di quei rapporti.

lunedì 29 agosto 2011

Enel, l'energia che non ti ascolta


Oggi pubblichiamo questa lettera che ci ha inviato un noto cittadino casellese in merito ad alcuni disservizi, piuttosto frequenti, in merito alla fornitura di energia elettrica.

Qualche giorno fa ho inviato un fax di reclamo all’Enel.
Martedì sera c’è stata un’interruzione di energia dalle 20,30 alle 21,30 dopo un quarto d’ora per altri 10 minuti. Domenica 21 c’è stata un’interruzione programmata (volantino di avviso) dalle 7,30 alle 10,30.
Da alcuni mesi la zona compresa tra via Leinì, via don Bosco, strada Aeroporto è interessata a svariati black-out (non solo per gli acquazzoni). I residenti sono incazzatissimi, sembra di vivere negli anni ’50 non con la tecnologia del 2011!
Perché l’Enel non prende provvedimenti per risolvere questi disservizi? Capisco che gli “alti dirigenti” dai lauti compensi, non gliene può fregare di meno, ma siccome sono un utente e pago, gradirei avere un servizio efficiente…
Nota curiosa, in un primo momento volevo segnalare la questione al Comune, poi ho pensato che in Comune hanno cose molto più importati che dare retta ad un cittadino che si lamenta…
Nel sito dell’Enel, non esiste un indirizzo e-mail per inviare segnalazioni di reclamo, anche se sotto il logo appare una scritta “l’energia che ti ascolta”. Ho telefonato a vari call-center citati nella bolletta  finalmente una simpatica operatrice mi ha fornito un numero di fax per inviare il reclamo, il numero è 800 900 150.

Stefano Rollero

giovedì 25 agosto 2011

Piste ciclabili in Italia

Piste ciclabili in Italia: il punto lo fa Legambiente, sottolineando i nodi ancora da sciogliere della mobilità sostenibile su due ruote nel nostro Paese. Alcuni tratti dei nuovi percorsi sono troppo corti o comunque, dopo tanto scalpore di comuni ed enti coinvolti nella realizzazione, finiscono nel degrado e nell’incuria, ovvero in un nulla di fatto perché offrire sentieri accidentati non significa certo favorire l’uso della bicicletta come mezzo di spostamento nei centri urbani. Ma in quanto a piste ciclabili in Italia chi è in e chi è out? O meglio chi è più avanti, nel senso letterale del termine ovvero che non fa terminare la pista dopo poche pedalate?
Pensate che solo otto città hanno piste più lunghe di 100 km, in rapporto ai 1500 della sola Helsinki o ai 750 che contano Hannover e Stoccolma.
La maglia  verde va a Bologna, che offre ai suoi cittadini 117 km di piste. I percorsi più estesi sono però quelli di Torino, con 175 km, e Roma con 115 km, anche se l’estensione non è sinonimo di qualità nella capitale, ahinoi. Come ci spiega Alberto Fiorillo, portavoce nazionale di Legambiente, la città eterna è “congestionata ed avrebbe bisogno di investire seriamente in politiche di mobilità alternativa. Invece l’unica pista ciclabile in corso di realizzazione è la Roma-Ostia, che dal punto di vista della mobilità non risolverà niente, perché difficilmente i pendolari rinunceranno alla macchina per farsi in bici tutti quei chilometri. Sarebbe invece utile realizzare piste ciclabili a via Nazionale o a Viale Trastevere, ma di questo non si parla”.
L’estensione delle piste, dunque, non è un fattore determinante della ciclabilità di una città. Quella dipende dalle infrastrutture, dalla sicurezza, dalle aree attrezzate, da servizi integrati che incentivino all’uso della bici. Su questo fronte i comuni più virtuosi sono Reggio Emilia, Bolzano, Padova, Ferrara e Lodi. A Padova, per esempio, c’è la più alta densità di vie ciclabili, con 140mila spostamenti ciclistici giornalieri. Nella regione Emilia Romagna, i percorsi per le due ruote sono aumentati dai 405 chilometri del 2000 ai 1.031 del 2008 e a Ferrara i ciclisti urbani sono un terzo della popolazione. Anche a Milano si sta assistendo a un’inversione di tendenza spontanea: copiando la tendenza delle capitali europee, i milanesi sono saliti sul sellino, più per moda che per convinzione. Il risultato però è soddisfacente.

martedì 23 agosto 2011

Commissione d'inchiesta a Leinì


L’operazione Minotauro che ha smantellato i vertici della ‘ndrangheta a Torino e in Provincia segna un passo in avanti.
Dopo gli arresti di oltre 140 persone tra i quali l’ex Sindaco di Leinì, Nevio Coral e il segretario comunale di Rivarolo Antonino Battaglia, nei giorni scorsi si è insediata una commissione in entrambi i Comuni.
Nella Città di Leinì, amministrata dal figlio di Nevio Coral, Ivano, la commissione d’inchiesta ha il mandato di controllare tutti gli atti amministrativi dal 2005 in poi, all’incirca da quando è iniziata l’operazione: un mix tra intercettazioni ambientali telefoniche e pedinamenti che nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Silvia Salvadori non lasciano molto spazio all’interpretazione ma descrivono fatti e vicende che hanno legato ora in maniera diretta ora indiretta “pezzi delle istituzioni e del mondo politico con la ‘ndrangheta – come ha riferito il procuratore capo Caselli nella conferenza stampa in seguito al maxi blitz all’alba dell’otto giugno scorso.

Tratto da: La Novità

mercoledì 17 agosto 2011

Il vero miracolo


Ancora una volta, Gramellini sa essere quanto mai efficace. Ecco di seguito l'articolo pubblicato su La Stampa di oggi.

La manovra del governo sposta alla domenica più vicina le solennità religiose non previste dal Concordato quando cadono in un giorno feriale. Ma l’arcidiocesi di Napoli si ribella ai dettami dello Stato italiano, di cui pure risulta far parte, dichiarando in una nota di non avere alcuna intenzione di anticipare di ventiquattr’ore il prossimo miracolo di San Gennaro, previsto in calendario per lunedì 19 settembre. La motivazione offerta è inoppugnabile: "Se si tratta di un evento non determinato da mano e da volontà dell’uomo, è evidente che non può essere spostato ad altra data".
A impuntarsi, secondo l’arcidiocesi, sarebbe dunque lo stesso Santo, in questo assai meno malleabile del suo collega milanese Ambrogio, che ha ceduto alle esigenze del debito pubblico senza neppure mandare un sms di protesta alla Cgil. Invece San Gennaro non vuol proprio saperne di liquefare il suo sangue in una mattinata festiva. Neppure l’ipotesi alternativa - compiere il miracolo di lunedì durante la pausa pranzo o alle nove di sera, in pieno "prime time", senza interferire con l’orario lavorativo dei fedeli - pare aver incontrato il gradimento dell’interessato.
Naturalmente nessuno mette in dubbio che l’arcidiocesi di Napoli abbia un collegamento preferenziale con San Gennaro e ne interpreti fedelmente il pensiero. Ma allora ci piacerebbe approfittare della linea diretta per conoscere l’opinione del Santo anche sui 4 miliardi annui di esenzioni fiscali di cui la Chiesa italiana continua a godere persino su residenze e attività estranee al culto. Che sia questo il vero miracolo?

sabato 13 agosto 2011

Il lamento del Medio Alto


Ancora una volta Massimo Gramellini, su La Stampa, sa esprimere in poche righe un disagio che molti italiani stanno provando in seguito all'ennesima manovra finanziaria che sta ripulendo le loro tasche.
Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi centrafricani. E io le verserò fino all’ultimo centesimo, senza trucco e senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi si consenta di essere furibondo.
Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di indebitarvi? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi - frutto del lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci - servissero a finanziare le scuole e gli asili-nido, a umanizzare le carceri, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono con impegno la loro missione di servitori dello Stato.
Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico, che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell'accozzaglia di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che campano da decenni alle spalle dei contribuenti.
Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent'anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.
Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro. Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su di noi.
Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l'anno (circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.
E' un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l'encefalogramma piatto dell'economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.
Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite. Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco. Gli Irrintracciabili.
Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro? Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d'ora in avanti non avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare. Poiché sono l'unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio cominciare a togliermi qualche sfizio anch'io.

giovedì 11 agosto 2011

La colpa di vivere

La situazione economica in questi giorni sta precipitando vorticosamente. Il governo, tra una riforma della giustizia e l'altra, si appresta ad una nuova stretta a danno dei "soliti noti". Ecco di seguito un bell'articolo di Massimo Gramellini, pubblicato su La Stampa del 9 agosto.

Pare proprio che a salvare la patria in mutande dovranno essere i pensionandi. Decine di migliaia di lavoratori che, dopo aver sgobbato fin da ragazzi e pagato contributi previdenziali per decine e decine di anni, arrivati a poche buste paga dal traguardo stanno per sentirsi dire che la loro pensione è diventata un lusso insostenibile. I nullatenenti con yacht a carico, le società municipalizzate che proliferano come funghi velenosi: queste e altre minuzie possono aspettare. La vera urgenza è il taglio di un diritto maturato, e autofinanziato, per tutta una vita.
E’ un’ingiustizia, quindi si farà. Nel più totale disprezzo dei progetti di quelle persone, che ora rischiano di annegare nell’incertezza insieme con le loro famiglie. Un’ingiustizia e anche un controsenso: come riusciranno i giovani a entrare nel mondo del lavoro, se si impedisce ai diversamente giovani di uscirne? Le ragioni della scelta sono fin troppo facili da comprendere. I pensionandi non hanno una lobby che li tuteli e non godono neppure di simpatia sociale. Come gli anziani in genere. Con il prolungamento della vita media, la società sembra quasi imputare loro la colpa di non voler morire. Di questo passo guadagnerà seguaci la provocazione dello scrittore inglese Martin Amis, che in un’intervista alla Bbc propose di rimettere in ordine i conti dello Stato Sociale sopprimendo i cittadini al compimento dell’ottantesimo anno. Va bene tutto (insomma, quasi tutto). Ma un Paese di privilegiati come il nostro eviti almeno di mettere alla gogna degli individui che hanno la sola colpa di aver creduto nelle leggi.

lunedì 8 agosto 2011

Pelo & contropelo

Pelo&Contropelo è un periodico di approfondimento di tematiche animaliste.
Il giornale è totalmente gratuito perché il nostro intento è quello di sensibilizzare il più possibile le persone. Per questa ragione si rivolge principalmente ad un pubblico non animalista, infatti distribuiamo le copie cartacee davanti ai supermercati e per strada (tiratura 2.500 copie).
Tutti i numeri sono scaricabili dal sito: www.lacincia.it/pelo_contropelo.php che ci ospita nell'ottica di collaborazione di diverse realtà associative. In nostro intento è "fare rete" coinvolgendo anche realtà non animaliste, ma che comunque siano portatrici di valori etici.
Per ricevere il giornale al proprio indirizzo di posta elettronica si può scrivere a: info.peloecontropelo@gmail.com.
Vi invitiamo ad iscrivervi al gruppo Facebook di P&C e, se vi piace il giornale, ad aiutarci e divulgarlo via mail.
Grazie!
Buona lettura!

Marinella Robba e Giorgio Galletta

venerdì 5 agosto 2011

Il mio amico Pasquale

Il 6 agosto di dodici anni fa ci lasciava una persona speciale. Ecco un ricordo di chi ha avuto l'onore di conoscerlo.

"Pasquale Cavaliere! Certo era un mio amico. L'hai conosciuto?"
Serena restò colpita dal viso raggiante del figlio della sua vicina di letto. Era da quando "frequentava" da degente le strutture riabilitative del Canavese che il nome di quel personaggio politico, conosciuto ai tempi della sua militanza nei Verdi di Torino, le era tornato in mente.
Pasquale era di Ciriè, come molte delle persone ricoverate che aveva incontrato. Tutte lo ricordavano con rimpianto ed ammirazione. "Si è suicidato perché non reggeva il grande coinvolgimento etico ed emotivo del suo ruolo di impegno verso la cittadinanza". Le avevano confidato. "Rimpiango la sua forza trascinatrice, la capacità di coinvolgere" aveva affermato decisa un'altra compagna di ospedale.
Erano passati molti anni dal giorno in cui l'aveva incontrato. Uno strano scherzo del destino aveva fatto sì che la malattia la riportasse a contatto con la sua passione per l'attivismo mai sopita, con le sue convinzioni più profonde. Fare politica poteva avere un senso. All'ospedale stava riacquistando la salute e la fiducia nelle istituzioni grazie al ricordo di un eroe "di provincia" come Pasquale Cavaliere.

Noria Nalli

mercoledì 3 agosto 2011

Battaglia contro il pedaggio sulla superstrada

Che fine ha fatto la proposta di pagamento del pedaggio sulla superstrada Torino - Caselle? Archiviata? Non proprio. E’ di qualche settimana fa la presentazione di una risoluzione all’ottava commissione della Camera da parte dei parlamentari Stefano Esposito, del Pd, e Walter Togni, della Lega Nord, che chiede di stralciare l’asse stradale in questione dall’elenco delle tratte e dei raccordi autostradali gestiti da Anas che il governo intende mettere a reddito tramite il decreto legge 78 del 2010.
Il Sindaco della città dell’aeroporto, Giuseppe Marsaglia, oltre ad esprime la sua ferma contrarietà e quella di tutta la sua giunta al decreto governativo, ha aggiunto che si opporrà in ogni modo a questo iniquo balzello. Quasi sulla stessa onda il consigliere d’opposizione Cretier (ora in Sel), il quale ha presentato un’interpellanza sulla questione in consiglio comunale.
In questa interpellanza, Cretier chiede a tutti i politici casellesi di ogni colore di muoversi compatti per opporsi alla proposta di pedaggio, al momento in discussione in parlamento. Il consigliere chiede di coinvolgere tutti i sindaci delle Valli di Lanzo nell’iniziativa e di impegnare sia la Provincia, sia la Regione in una maggiore difesa dei nostri interessi. Cretier chiede poi l’istituzione di un tavolo tecnico che coinvolga tutte le istituzioni locali, perché è doveroso ispirarsi alle azioni e alle modalità con cui i rappresentanti politici laziali sono riusciti ad evitare che anche il Grande Raccordo Anulare diventasse a pagamento.

Fonte: NonSoloContro

lunedì 1 agosto 2011

Un po' di ottimismo


Un ministro della Repubblica dice che si sente spiato, pedinato da un corpo dello stato da da lui formalmente dipende. Il ministro non avrebbe sporto denuncia per questo sentirsi spiato pedinato...
…nel frattempo…
Sempre quel ministro, per evitare di sentirsi spiato, pedinato etc... si è trasferito in casa di un suo collaboratore (sotto indagine per l'inchiesta P4) che pagava metà affitto.
...ma nel contempo...
Un premier si sente minacciato dall'ex alleato libico cui aveva baciato la mano.
…in quel momento…
Un segretario di partito che minaccia querele ai giornali che scrivono delle inchieste sulle tangenti rosse a Sesto (la macchina del fango). E le tangenti all'Enav? E le azioni della Milano Serravalle? E la storia dei furbetti del quartierino?
…e poi...
Ma per riconquistare il voto dei propri elettori, lo stesso partito (e i suoi dirigenti) pensano di presentarsi alle elezioni in Molise con un candidato del Pdl (Paolo Frattura)
...contemporaneamente...
Un ministro (sempre della stessa Repubblica) che rompe e ricuce col presidente della Repubblica per 3 uffici a Monza (aperti, inaugurati e chiusi). E che si è dimenticato che i ticket sulla sanità li ha votati pure lui.
…ma anche, negli stessi giorni...
A 8000 famiglie italiane il ministro dell'Economia chiede indietro i soldi del bonus bebè del 2005, minacciando azioni penali.
…ma grazie al cielo…
Il governo risfodera il processo lungo per mandare in fumo migliaia di processi penali, con cui salvare queste migliaia di famiglie (e poi dicono che B. non pensa agli italiani).
…a pochi chilometri di distanza...
La manifestazione in Val di Susa contro la tav Torino-Lione si conclude senza incidenti: che sia la volta buona che si parla dell'inutilità dei costi, del rapporto costi-benefici?

Fonte: Unoenessuno