venerdì 30 luglio 2010

Un freno alla cementificazione

Nei giorni scorsi il Consiglio provinciale ha approvato il Piano territoriale di coordinamento (PTC). “Vero modello di sviluppo per il nostro territorio – ha dichiarato il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta – con il quale ci assumiamo la responsabilità di orientare lo sviluppo futuro del territorio con l’obiettivo di risparmiare consumo di suolo, in particolare quello agricolo di pregio”.
“Non voglio frenare lo sviluppo – ha aggiunto Saitta – ma chiedo ai Comuni, soprattutto a quelli che in passato hanno utilizzato il proprio territorio per una politica di espansione, di mettere un freno. Non va dimenticato che negli ultimi vent’anni, mentre la popolazione del nostro territorio non è cresciuta, si è verificato un consumo di suolo libero pari a circa 750-800 ettari all’anno. Una tendenza che come amministratori pubblici è ora di contrastare”.
Intanto stiamo a vedere se il piano sarà trasformato in legge dalla Regione, poi siamo davvero curiosi di capire se i comuni lo vorranno applicare, o se troveranno le solite scorciatoie per continuare a cementificare il proprio territorio.

mercoledì 28 luglio 2010

L'autostrada per le bici

Londra è una città che come anche molte in Italia deve gestire problematiche ambientali importanti e urgenti, legate alla grande impronta ecologica della città sia in termini di sfruttamento delle risorse che di inquinamento.
Per combattere il traffico cittadino, con tutto quanto ne deriva, Londra punta molto anche sulle biciclette. Quella del ciclista nella capitale oltre manica è una cultura in forte espenzione: il numero di ciclisti che quotidianamente viaggiano sulle strade è raddoppiato in pochi anni, raggiungendo le 500.000 mila persone, ma si vuol fare di più. Così arrivano le autostrade per le bici!
Non si tratta di larghe piste ciclabili a quattro corsie sopraelevate, ma bensì delle piste ciclabili facilmente riconoscibili perché verniciate di azzurro. La differenza con le piste ciclabili fin’ora realizzate non è però soltanto nella colorazione. Mentre le piste ciclabili tradizionali si limitano a coprire tratte più o meno brevi per riparare i ciclisti dalle auto in alcune delle vie più congestionate della città, le “highway” sono percorsi ragionati che uniscono l’estrema periferia con il cuore della città.
Entro la fine di questa estate saranno ultimate due di queste autostrade, ma ne sono già state pianificate ben dodici, come si può vedere anche dalla mappa messa a disposizione dall’amministrazione.
Purtroppo non va tutto come dovrebbe, perché se i ciclisti possono apprezzare l’iniziativa e chi governa la città ne auspica l’utilizzo, gli automobilisti sono molto meno impressionati dall’iniziativa e si riappropriano quotidianamente della corsia tolta tornando ad occupare la corsia blu dei ciclisti come se questa non esistesse.
Fonte: Ecowiki

lunedì 26 luglio 2010

Leon e Isabelle

La Edizioni Parole & Musica ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Leon e Isabelle" scritto da Daniele Chiarella. Chiarella che conosciamo per la sua attività musicale come leader dei "Fanali di Scorta" si propone questa volta con un racconto che è un omaggio ad una donna, una magnifica donna: sua nonna. Ha dato così corpo ad una singolare ballata in prosa dove ha voluto mettere insieme i ricordi di guerra della nonna con la forte volontà di metterne in luce non solo la drammaticità, ma anche le forti contraddizioni che porta e fa emergere.
Molti dei personaggi di "Leon e Isabelle" sono realmente esistiti. "E’ stato un viaggio a ritroso attraverso le personalità e le emozioni della mia famiglia - ci ricorda Chiarella - Ora non sono sicuro che le sensazioni da me raccontate siano esattamente quelle provate dai personaggi , ma penso di esserci andato vicino e questo mi ha reso criticamente fiero delle mie radici". Un racconto che ha sullo sfondo la guerra , la seconda guerra mondiale che per Daniele “è un pretesto, uno sfondo per analizzare i turbamenti e le feroci sensazioni che possono scaturire quando ci si trova di fronte a situazioni disumane. Perché la violenza è disumana e contraria alla nostra intelligenza e questo è ovvio, ma credo sia più atroce essere costretti a doversi difendere dalla brutalità e dalla prevaricazione. A quel punto ognuno sceglie la sua via ed è molto difficile giudicare quale possa essere la giusta soluzione".
Un libro intenso che, vogliamo sottolineare, è una nuova occasione per dare voce ai giovani o parlare di loro come già fatto con i precedenti libri editi da Parole & Musica: "E’ stata pura gioia" e "Teresa va in piscina".
In attesa della presentazione ufficiale del libro in programma a settembre, è già possibile acquistare il libro (dal costo di copertina di 5 euro) contattando l’autore alla mail danielechiarella@libero.it

venerdì 23 luglio 2010

Lavoro e dignità

Oggi pubblichiamo questa lettera inviataci dal Comitato Cassintegrati Aeroportuale, nato nel novembre scorso in seguito alla decisione di Aviapartner, multinazionale belga che opera presso l'aeroporto di Caselle, di mettere in cassa integrazione 24 lavoratori. Tutto questo in nome di una crisi che i numeri sembrano smentire, ma avvallato da istituzioni e sindacati in cambio di manodopera a basso costo.
Comunque ecco la lettera.

Vi raccontiamo la nostra storia che, per chi non la conosce, a prima vista può sembrare una delle tante in cui, nel nome della crisi, viene concepito persino lecito rubare a chi è sempre stato al proprio posto, futuro e dignità.
Ma la nostra storia è un po’ diversa perché è nata da una crisi che non è stata!
Ed in nome di questa crisi, in questo sistema di democrazia ormai disgregata, si è ritenuto legittimo e del tutto legale, sostituire il nostro lavoro con altri altrettanto disgraziati, solo perché avrebbero percepito uno stipendio inferiore al nostro.
Eppure, nello stesso momento in cui Sindacati ed l’Imprenditore sottoscrivevano accordi per la nostra ormai certa estromissione dal lavoro, i dati di bilancio e quelli del traffico dell’aeroporto del novembre 2009, erano indiscutibilmente positivi. Non solo allora lo erano; ma, come si evince dagli ultimi dati (fonte Assaeroporti), i primi sei mesi dell’anno in corso, meritano di essere evidenziati perché l’aumento del traffico del nostro scalo (+7,1%), è il più alto fra gli aeroporti con traffico commerciale. Con punte di crescita del 18% nell’ultimo bimestre, fenomeno mai verificatosi nei 5 anni precedenti.
Va rimarcato che esso è dovuto esclusivamente ai finanziamenti pubblici atterrati in aeroporto qualche settimana prima che ci venisse immotivatamente scippato il lavoro. Quindi oltre al danno la beffa perché allo sviluppo non corrisponde nuova occupazione senza mai dimenticare gli eccezionali utili delle due aziende interessate, nel corso del 2009: Sagat + 31%, Aviapartner + 7,7%.
In questa democrazia che si dissocia sempre più dalle tutele fondamentali quali il lavoro, sono fallite le funzioni di garanzia sociale. Principalmente è fallito questo Sindacato che non è stato in grado di far valutare un accordo dai più giudicato una porcata, né dai lavoratori né tanto meno dalle proprie strutture interne. Agli errori di un sindacato sempre più autoreferenziale ci stiamo mettendo noi idee e sacrifici. Noi che avremmo dovuto essere tutelati.
Sempre in questa democrazia disgregata noi lavoratori, a cui è stato rubato in modo stolto il lavoro e la dignità, rischiamo di perdere la famiglia, la casa, e dal 13 luglio scorso, qualcuno di noi ha messo anche a repentaglio, la propria vita. Ciò per difendere un fondamentale diritto dell’uomo, costituzionalmente garantito, quale il diritto al lavoro.
Parliamo di democrazia disgregata perché ancora una volta le regole non difendono i deboli. Ancora una volta i diritti fondamentali della Carta Costituzionale vengono elusi in nome del diritto al profitto a tutti i costi. Ciò nel disprezzo del dettato costituzionale che recita testualmente: “...L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana...”.

Il Comitato Cassintegrati Aeroportuali

Chi volesse approfondire la questione, può guardare questo video: http://www.youtube.com/watch?v=FJg1SHMGstY&feature=player_embedded

mercoledì 21 luglio 2010

Racconti Corsari 2010: conclusa la prima fase

Si è conclusa, lo scorso 15 luglio, la prima fase della 6° edizione del Premio letterario "Racconti Corsari" con ottimi risultati di partecipazione. La decisione di posticipare la data di chiusura è stata presa per l’arrivo di tanti racconti, oltre sessanta, a questa edizione del concorso organizzato dal Circolo Berlinguer, Parole e Musica di Borgaro, con il patrocinio del Comune di Caselle, sezione soci Coop di Borgaro e Ciriè, comitato territoriale Uisp. Una edizione che per il quinto anno consecutivo è presieduta dallo scrittore e critico Gian Luca Favetto.
Tanti i testi giunti da molte regioni italiane, oltre che dal Piemonte: Sicilia, Campania, Liguria, Lombardia, Lazio e dall’Emilia. La sezione più gettonata, come gli anni scorsi, è stata quella del tema libero rivolto agli scrittori sopra i 18 anni. I titoli dei racconti fanno ben sperare per la qualità letteraria, come già nelle edizioni passate, che aveva messo a dura prova giuria e comitati di lettura nella scelta dei vincitori. Una vera sorpresa la sezione dedicata a racconti di viaggi, novità di quest’anno che ha attratto l’interesse anche in Svizzera. Grande partecipazione femminile per la nuova sezione fiabe.
A settembre partirà la seconda fase quando il comitato di lettura consegnerà le "terzine" dei racconti migliori di ogni sezione del concorso alla giuria di qualità composta dai cinque scrittori locali: Andrea Borla, Doriana De Vecchi, Robertino Bechis, Marco Cattarulla e Guerrino Babbini.

Fonte: Eco di Torino

lunedì 19 luglio 2010

Unione dei comuni: topolino o elefante?

Gli incontri per l’eventuale costituzione di una Unione dei Comuni si susseguono per capire dove e quando potrà prendere forma questo Supercomune. Questo nuovo ente allo stato attuale vede impegnati i comuni di Borgaro, Caselle, San Benigno, San Mauro, Settimo e Volpiano e coinvolgendo oltre 120.000 abitanti diventerebbe una sorta di seconda città subito dopo Torino. I promotori dell’iniziativa, il cui capofila è il Sindaco di Borgaro Vincenzo Barrea, ritengono che sia una opportunità notevole ed una via obbligata per andare incontro a riduzione di spesa, unificazione di interventi, piani di sviluppo sovracomunali come una politica dei parchi che vada dal Po alla Mandria, coordinamento piste ciclabili, gestione del verde pubblico e non ultima la sicurezza perché questo potrebbe voler dire un miglior utilizzo delle forze di polizia municipale e quindi una razionalizzazione ed un maggior controllo sul territorio. Due grandi temi di stretta attualità per il nostro Comune per i quali il discorso dell’Unione Comuni può avere notevole importanza: il passaggio della TAV nel tratto da Settimo a Venaria che implica un mutamento sconvolgente in un’area già fortemente compromessa da tangenziale e discarica Amiat e la Tangenziale verde sulle aree Bor.Set.To.
Nei giorni scorsi a Settimo si è svolto un incontro che con una bozza dello Statuto che dovrà essere valutato e votato dai vari consigli comunali. Nella bozza dovrebbe essere indicata la composizione dei rappresentanti per ogni comune: 4 persone (sindaco e 2 consiglieri di maggioranza e 1 di minoranza). Ci si troverebbe ad avere una maggioranza bulgara con un rapporto di tre ad uno e pochissimo spazio al dialogo con le opposizioni. Viene definita un’operazione a costo zero.
I dubbi sono molti perché si parla di un pagamento, da parte dei Comuni, di un euro per abitante per cui Borgaro sborserebbe oltre 13.000 euro ed il budget totale sarebbe, senza colpo ferire, di oltre 120.000 euro. I lavori proseguono perché l’intenzione dei sindaci è quella di far decollare l’Unione dei Comuni al 1° gennaio 2011.
Va detto che non tutti i Comuni sono interessati. Leinì non ha intenzione di aderire, Venaria ha preso tempo per decidere e nei comuni già coinvolti molti consiglieri di minoranza lamentano uno scarso coinvolgimento sul tema. Se si lamentano loro figuriamoci la popolazione che quasi sempre si trova le cose calate dall’alto senza un minimo di dibattito o informazione attraverso pubbliche assemblee. La politica, che è sempre gravida di buoni propositi, resta sempre distante anni luce dalla popolazione ed in questo caso partorirà un topolino o un elefante? Non lo sappiamo.

Tratto da Nonsolocontro

venerdì 16 luglio 2010

Un po' di chiarezza

E’ passato ormai più di un anno da quando l'allora assessore Zaccone si dimise dall'incarico, ufficialmente per non meglio precisati motivi famigliari. In realtà perche la Corte dei Conti aveva avviato un'indagine in merito alle spese sostenute dall'assessore per effettuare i sopralluoghi negli alberghi da utilizzare successivamente per i soggiorni marini per anziani. Le sue deleghe: commercio, industria, artigianato, sportello unico attività produttive, terza età, lavoro, sport, qualità della vita, sono mantenute ad interim dal sindaco.
La vicenda, inizialmente tenuta nascosta in ossequio alla trasparenza, venne resa pubblica solo dopo qualche giorno dal sindaco, che si affrettò a precisare che avrebbe restituito le deleghe a Zaccone non appena lo stesso avesse risolto i suoi "problemi". Fatto sta che il tempo sta passando e tutto sta passando sotto silenzio.
A questo punto perché il sindaco non nomina un nuovo assessore a cui affidare le deleghe che furono di Zaccone? Oppure perché non reintegra lo stesso assessore se ha risolto positivamente i suoi “problemi”? Perché se effettivamente Zaccone è uscito pulito dalla vicenda è giusto che venga reintegrato al “suo” posto. Altrimenti che si nomini un sostituto. Le deleghe gestite da Zaccone non sono di poco conto e non possono restare per così tanto tempo provvisoriamente nelle mani del sindaco.
Che qualcuno (il sindaco) abbia il coraggio di fare chiarezza e di chiudere definitivamente, in un modo o nell'altro, questa vicenda alquanto ambigua.

mercoledì 14 luglio 2010

La questione immorale

Le storie di questi giorni sono davvero lo specchio di un paese alla deriva. Il coordinatore del partito del premier accusato - con qualche prova di rilievo - di essere parte di una nuova organizzazione segreta dedita allo spolpamento di ciò che resta dell'Italia, insieme a noti faccendieri e compari assurti agli onori delle cronache da un trentennio buono eppure sempre in pista. C'è anche il Cappellacci che un anno fa ha battuto Soru in Sardegna, ci sono ministri appena nominati che devono già dimettersi perché sono così sfacciati da non aspettare almeno un po' per farci capire il perché della loro nomina, c'è Draquila, l'expo milanese, il G8 e perfino il Giubileo del 2000.
C'è la Chiesa... ma non quella dei parroci, dei missionari, delle suore che assistono i barboni a Porta Nuova o che si occupano dei nomadi allontanati da tutti. No, c'è quella importante, quella con la c maiuscola, quella dell' 8 per mille, quella che ha tanti soldi e un patrimonio da fare spavento. Scopriamo che le case, quelle belle e nei quartieri bene, andavano ai potenti, naturalmente a prezzi di favore e magari pure con la benedizione. Scopriamo una vasta rete di amicizie, complicità e allegre commistioni fra sacro e profano, in un tourbillon di favori, feste a affari da rendere irrealistico qualunque resoconto.
Ma in quale diavolo di paese viviamo? Dove sono le persone per bene? quelle che si fanno bastare i soldi che hanno, che vivono una vita decorosa e animata da valori difficili e belli: l'amore per i figli, il rispetto degli altri, l'attenzione a chi sta peggio, un po' di sana voglia di divertimento, qualche piccola trasgressione e tanta voglia di essere a posto con se stessi e con gli altri. Dove sono i ragazzi che aspirano alla giustizia, che ce l'hanno col malaffare, che vorrebbero un mondo più giusto?
Tranquilli, ci sono ancora tutti, anzi sono in aumento. Solo che sono annichiliti di fronte a questa spudoratezza, alla tragedia di un paese che non vuole cambiare. Annichiliti di fronte a un centrodestra in evidente disgregazione e a un centrosinistra che non c'è.
Amici e compagni, smettetela di pensare come la destra, toglietevi dai salotti dove si fa la politichetta, lasciate perdere le gerarchie ecclesiastiche che hanno da tempo scelto da che parte stare, tornate ad amare la libertà di espressione, le elezioni senza liste bloccate, la lealtà e non la fedeltà, il merito e non l'appartenenza, i poveri invece che i ricchi, i sinceri invece degli ipocriti, la bella scena di una destra immorale che si mangia da sola.
Si potrà così salvare ciò che resta del nostro paese e dare una chance a tutti quelli che oggi attendono ammutoliti un segno di cambiamento. Perfino la destra immorale finisce, dunque c'è speranza.



Fonte: www.marianoturigliatto.it

lunedì 12 luglio 2010

Ecco lo stato dell'ambiente in Piemonte

Nei giorni scorsi l’Arpa e Regione Piemonte hanno presentato l'undicesimo Rapporto la quinta Relazione sullo stato dell'ambiente in Piemonte. Dai dati illustrati la qualità dell’ aria è un po' meglio rispetto all’anno scorso, ma sempre fuorilegge. Ma vediamo brevemente i principali punti trattati nei due documenti.

Aria
Secondo la Relazione "per le polveri sottili (PM10), biossido di azoto e ozono, i limiti stabiliti dalla normativa europea sono superati con modalità e frequenze preoccupanti in vaste zone del nostro territorio". Si legge ancora: "Per quanto riguarda gli inquinanti monitorati nell’anno 2009, la situazione dei valori rilevati per il PM10 risulta abbondantemente superiore ai limiti imposti: a fronte di un numero di 35 superamenti consentiti nell’arco dell’anno, si registrano da 41 ad 151 superamenti nelle zone di risanamento e anche fino a 73 superamenti nelle zone di mantenimento".

Acqua
Dai 4.000 campioni analizzati risulta che le maggiori criticità delle acque superficiali e sotterranee riguardano i pesticidi, i nitrati, i metalli e i composti organici volatili.
Per quel che riguarda lo studio delle acque balneabili, sono stati prelevati e analizzati oltre 1.200 campioni d’acqua dei laghi piemontesi e il 95% delle zone verificate è risultato idoneo alla balneazione.

Agricoltura
Dal 1990 ad oggi è diminuita la superficie agricola coltivabile a causa della conversione ad usi residenziali, produttivi o forestali di molti suoli prima destinati all’agricoltura. In diminuzione l'uso dei fertilizzanti - le provincie che li impiegano maggiormente sono quella di Torino, Cuneo, Alessandria e Vercelli - e dei prodotti fitosanitari. I fungicidi risultano costantemente la tipologia di prodotto maggiormente utilizzata.

Clima
Nonostante un inverno particolarmente rigido, caratterizzato da nevicate eccezionali - sia per quantità di neve caduta sia per estensione delle aree interessate -, il 2009 è stato tra i più caldi nell'ultimo mezzo secolo, facendo registrare una temperatura media sul Piemonte superiore di circa 0,7°C. Superiori alla media climatologica sono state anche le precipitazioni (+10%), in particolare nelle zone del Cuneese e nelle aree di Verbano e Biellese, dove si sono registrate cumulate annuali anche di 500 mm superiori rispetto alla media.

Rifiuti
La produzione totale di rifiuti urbani nel 2009 sembra confermare il trend in leggera discesa già riscontrato nel 2008. In particolare, si segnala un aumento della raccolta differenziata (la cui percentuale media si è attestata al 48,4%). Le province di Asti, di Novara, di Verbania hanno raggiunto livelli elevati compresi tra il 50% e il 60% (per l’esattezza la provincia di Novara ha raggiunto il 63,3%), la provincia di Torino è ormai prossima al 50%, quelle di Cuneo, di Biella e di Alessandria hanno raggiunto livelli percentuali tendenzialmente compresi tra 40% e 45%. Stabile e fanalino di coda la provincia di Vercelli con una percentuale di raccolta differenziata di circa il 26%; al contrario, si aggiudica il primato la città di Verbania che ha ottenuto anche quest’anno il primo posto nella classifica dei capoluoghi d’Italia ricicloni.

venerdì 9 luglio 2010

Un nuovo inceneritore per la gioa dei nostri polmoni

Abbiamo già parlato in passato su questo blog di inceneritori, occupandoci in particolare della loro nocività e pericolosità per la salute dell'uomo. Mercoledì 7 luglio è stata posata la prima pietra per la costruzione del nuovo e tanto discusso inceneritore del Gerbido. Eccone il resoconto tratto da www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte.

- Dopo la firma, sul cofano di una Punto Bianca (da allora "la Banda della Punto Bianca" in ricordo di quella meno letale della Uno Bianca, visti i dati dell'inquinamento in Italia) in data 08.2.2010 per la consegna dei terreni all'associazione temporanea d'imprese, la CNIM, vincitrice dopo una serie di ricorsi e controricorsi;
- Dopo un presidente, ex-senatore della Margherita, il borgarese Vallone dimessosi perchè indagato per tentata estorsione continuata ai danni della CSEA;
- Oggi alla presenza di una sparuta delegazione di politici (assente la Giunta Regionale), di banchieri, costruttori, militari (forse perchè in futuro presidieranno l'area di "interesse strategico nazionale"?) hanno benedetto letteralmente, con tanto di parroco ed acqua santa, la posa della prima pietra (che sembra al momento una turca) dell'inceneritore di Torino, in zona Gerbido, cimitero Torino sud, con corredo di accensione da parte di un avvenente ingegnere in tacchi a spillo del countdown dell'opera.
Data della realizzazione del "sogno" - così l'ha definito l'amministratore delegato di Trattamento Rifiuti Metropolitani, Bruno Torresin - inizio del 2013: chissà come sono i suoi incubi, poverino, farà pari con l'Assessore Ravello che non dorme la notte. Lo stesso Torresin si supera quando, nella più classica delle sparate finto-ecologiste, dopo aver specificato che l'inceneritore di Torino producendo 350 GWhe e 170 GWht annui farà risparmiare 70 mila TeP (e l'energia per estrarre, trasformare, distribuire quella materia? sa cos'è un'analisi di ciclo di vita o LCA? La Convenzione di Stoccolma che impedisce non solo di emettere ma di produrre inquinanti organici persistenti come la diossina, cancerogeno certo per l'uomo?), proclama con fiero cipiglio: "vogliamo affrancare il Piemonte dalla dipendenza dal petrolio, bruciando i rifiuti!". Qualche risata si trattiene a stento.
Il presidente della Provincia, Saitta non è da meno, quando afferma il falso dicendo che l'Accordo di Programma dell'inceneritore è stato firmato e quindi la Regione non può retrocedere dalle tang... compensazioni ai Comuni interessati dall'opera, Beinasco, Rivalta, Orbassano, Grugliasco, Rivoli. Erika Faienza, presidente del comitato locale di controllo annuisce pesantemente col capo, salvo poi irrigidirsi mentre la riprendiamo. Tom Dealessandri, vicesindaco di Torino narra le... 10 fatiche di Ercole per scegliere la sede dell'inceneritore, e noi aggiungiamo, visto che sui 10 siti studiati, questo era il penultimo per la compromissione pregressa dal punto di vista ambientale, sconsigliandone, in teoria ma non in prassi per i nostri, l'ulteriore localizzazione di un'industria insalubre. Chiude, commovente, Foietta, presidente dell'ATO-R, spronando l'ATI vincitrice dell'appalto, CNIM, ad anticipare i tempi, perchè ogni mese di ritardo sono 40 mila ton in più in discarica...
Certo, se ci si ostina a non fare la raccolta differenziata porta a porta a Torino città e a non volere investire pochi milioni di euro nel trattamento a freddo del residuo anzichè 500 milioni di euro in un megaforno, che, se tutto va bene dal punto di vista finanziario (e male dal punto di vista della nostra salute), rientreranno nel 2033, le prospettive non sono rosee. Ovviamente per la Città di Torino, alla canna del gas con i debiti, si tratta di una speculazione finanziaria che si spera proficua: da una parte, 15 milioni annui di certificati verdi (pensate se un giorno dovessero essere destinati veramente alle sole fonti di energia rinnovabili quali sole, eolico, maree...), dall'altra, 41 milioni annui di ricavi da conferimento (i Comuni interessati della Provincia di Torino sono vincolati a portare i propri rifiuti qui, pena pagamento di una penale...), infine 26 milioni per ricavi della vendita di energia prodotta. Se si inceppasse anche solo uno di questi parametri salterebbe il giochino, basato sul lauto dividendo che verrà ridistribuito ai soci (cioè il Comune di Torino che detiene circa il 93% delle azioni), a partire dal 2017, di circa 18 milioni annui, per iniziare a parlare di utile dal 2033, data in cui dovrebbero essere ripianati i finanziamenti delle Banche (BEI, BNP Paribas, Unicredit, CrediPrato, Banca Popolare di Vicenza).

mercoledì 7 luglio 2010

La colata

Una colata vi seppellirà.
Potremmo esordire in questa maniera, per commentare del lungo viaggio che cinque giornalisti (Garibaldi, Massari, Preve, Salvaggiulo e Sansa) hanno fatto in giro per l'Italia, per raccontare lo scempio che sta avvenendo ai danni del nostro territorio.
Dopo l'inchiesta su "Il partito del cemento", che si focalizzava per lo più sul territorio ligure, in questa inchiesta si passa dalla Sardegna del dopo Soru (dice che si chiama Cappellacci), alle seconde case sulle Alpi, o a Ischia.
Dal piano case di Berlusconi, al ruolo della criminalità organizzata nell'industria del cemento (l'Expo a Milano e il processo alla Calcestruzzi Spa). Non solo al sud.
L’Italia è uno dei paesi più belli al mondo. Ha la maggiore concentrazione di beni culturali e centri storici, le più famose città d’arte. Tutto questo è la nostra ricchezza. Rischiamo di perderla, per sempre.
Il partito del cemento avanza e non lo ferma più nessuno. Dal nord al sud la febbre del mattone coinvolge banchieri, cardinali, sindaci, deputati di destra e di sinistra. Tutti vogliono guadagnarci, a partire dai Comuni.
Così la ricchezza degli italiani vola via. Pensate che tra il 1990 e il 2005 sono stati divorati 3,5 milioni di ettari, cioè una regione più grande di Lazio e Abruzzo messi insieme (la Liguria tra il 1990 e il 2005 si è mangiata quasi la metà del territorio ancora libero!). Il tutto a un ritmo di 244.000 ettari all’anno (in Germania 11.000 all’anno).
Ciò nonostante troppi italiani sono senza casa perché mancano gli alloggi “sociali” (solo il 4 per cento sul totale contro il 18 per cento della Francia, il 21 per cento del Regno Unito). Intanto 5500 comuni su 8000 sono a rischio di dissesto idrogeologico. I soldi per il ponte di Messina ci sono, per le frane no.
Gli autori di questo libro sono andati a vedere l’Italia com'è e la raccontano con nomi e cognomi di affaristi, banchieri, cardinali, sindaci e deputati: la Sardegna di nuovo in mano agli speculatori, le Langhe trasformate in shopville, l’invasione di seconde case sulle Alpi (costruiscono persino sulla Marmolada!), il Brenta violentato, gli affari della Chiesa nelle città liguri, le grandi operazioni di Ligresti e dei soliti noti a Milano, di Caltagirone e dei soliti noti a Roma, la storia triste di Bagnoli. Neanche Siena e Firenze vengono risparmiate. E ritorna la febbre da stadi e autodromi, nuove occasioni per ulteriori speculazioni.
Ma cosa gliene viene agli italiani di tutto questo? Meno male che non tutti abbassano la testa. Comitati di cittadini si stanno formando in Veneto, Toscana, a Milano, in tanti centri grandi e piccoli. La legge del 1986 che stabilisce le norme per danno ambientale è dalla loro. Per questo adesso molti la vogliono cambiare.
Buona lettura!

Fonte: http://unoenessuno.blogspot.com/

lunedì 5 luglio 2010

Meno tasse per tutti! Anzi, no...

Nei giorni scorsi, sui quotidiani sono apparsi alcuni dati elaborati dall'Istat secondo cui le pressione fiscale nel nostro Paese è passata dal 42,9% del 2009 al 43,2% di quest'anno. Niente male per chi aveva promesso a tutto spiano di abbassare la pressione fiscale. A questi dati dobbiamo aggiungere che la spesa pubblica dello Stato, sempre secondo l'Istat, è in continuo aumento.
Insomma, il governo del "meno tasse per tutti" in realtà aumenta la pressione fiscale e la spesa pubblica, mentre diminuiscono i servizi e costringe regioni e comuni ad aumentare tasse locali e tariffe.
Ogni commento è superfluo.

venerdì 2 luglio 2010

Pezzi d'Italia in svendita

Oggi vi proponiamo un articolo pubblicato da La Stampa del 28 giugno a firma di Mario Tozzi. Chissà che qualcuno non voglia riflettere...

Quanto vale una spiaggia dell'arcipelago toscano o una torre calcarea delle Dolomiti? O, come sembra paventarsi in questi giorni, l'isoletta di Folegandros in Grecia? O, comunque, quanto vale una bellezza naturale nel mondo del terzo millennio, dilaniato da una crisi economica che rischia di confondere i valori con i prezzi?
In Italia la risposta a questa domanda è obbligata: nessun valore economico o finanziario può essere assegnato ai beni culturali a carattere naturalistico, semplicemente perché il solo pensare di metterli in vendita (o porli a garanzia di prestiti bancari) è pura follia. Sarebbe come alienare i gioielli di famiglia nella speranza di una congiuntura migliore che, però, sempre provvisoria sarà. E non si capisce cosa si potrà mettere in vendita la volta successiva.
Non sappiamo ancora se il passaggio dei beni demaniali alle amministrazioni locali diventerà realtà, permettendo di fare merce di natura e paesaggio. Quello che è certo è che la tutela sarà allentata, per almeno due ragioni.
La prima è che i sindaci hanno, come si è visto recentemente, il cappio stretto al collo, e non riescono a fare cassa neppure per garantire servizi essenziali come sanità e trasporti. Figuriamoci l'ambiente.
La seconda è che un'autorità statale è sempre più efficace quando deve agire in termini di tutela, mentre nessun amministratore è in grado di resistere al corteggiamento del parente o dell'amico degli amici, visto che ne risponderà, poi, in prima persona - e sul posto - dopo cinque anni. Se c'è un settore che paga la crisi economica, in Grecia come in Italia o dovunque ci sia patrimonio naturale di pregio, quello è l'ambiente. E più la crisi colpisce duro, peggio sarà per i tesori naturali: se fosse vera la notizia di Mykonos parzialmente in vendita sarebbe gravissimo, ma già è grave che solo se ne parli.
Quei pezzi d'Italia sono il nostro bene più prezioso, perché non è tanto la somma di monumenti e bellezze naturali, ma il contesto, a rendere unico in tutto il mondo un Paese che dovrebbe porre a fulcro della propria identità nazionale e della propria memoria collettiva il patrimonio culturale e naturalistico. Questo il motivo per cui a Venezia non sono stati innalzati grattacieli, la Torre a Pisa non crolla e Siena è ancora medievale; questa anche la ragione per cui a L'Aquila terremotata si ricostruiscono le chiese insieme alle case e non dopo.
Invece, in una sciagurata storia che inizia da quando si cominciò a parlare di monumenti e territorio come «petrolio d'Italia» (!), il valore venale del patrimonio culturale e naturalistico diventa qualcosa da investire per fare altro (le opere pubbliche), una risorsa da spremere, dando la tragicomica impressione di essere arrivati al fondo del barile mentre si hanno aspirazioni da quinta potenza industriale del mondo. Nessuno dice che si porrà in vendita l'isola della Maddalena, ma è grave che intanto possa diventare teoricamente possibile, come una specie di miccia sempre accesa in prossimità di un bomba che distruggerebbe non solo beni, ma anche cultura e identità nazionale. Se si gestiscono i beni ambientali e culturali in pure ottiche di mercato, il cittadino viene alienato di un patrimonio che è prima di tutto collettivo e viene trasformato in un mero consumatore.
Anche se sono in pochi, oggi, a pensare che il paesaggio non sia un bene culturale e che un parco non vada tutelato né più né meno di come si fa con la Cappella Sistina o con Venezia, siamo arrivati al punto di ipotizzare la privatizzazione anche dei parchi nazionali. Ma a cosa servono un parco naturale o un'area protetta? Semplicemente, migliorano la qualità delle nostre esistenze e, spesso, portano il valore aggiunto di uno sviluppo economico basato su pratiche eco-sostenibili. Un parco conserva la biodiversità del pianeta Terra, una specie di polizza sulla vita della nostra specie, che riuscirà a sopravvivere solo fintanto che saranno garantite varietà biologica e evoluzione naturale. Tutti i giorni godiamo dei servizi che la natura gratuitamente offre senza nemmeno darvi troppo peso, dall'acqua all'aria, al cibo o alla protezione da eventi catastrofici. Ma quando si tratta di garantire un futuro alla natura nessuno ricorda quei servizi e sembra che se ne possa fare a meno, tanto è che si discute se dare o meno alla gestione dei parchi italiani l'equivalente di una tazzina di caffè all'anno per ciascun cittadino. Si tratta di ballon d'essai estivi per «vedere che aria tira»? Può darsi, ma intanto, in tema di natura e paesaggio, è bene agire preventivamente: aver sottovalutato il problema ha solo sconciato il territorio nazionale ai limiti dell'irreparabile.