In Italia sovente, anzi sempre più spesso, va così: quando non si è ascoltati da chi di dovere, quasi sempre le istituzioni, per farsi sentire e non uscire dal mondo del lavoro senza fare rumore e diventare invisibile alla ricerca di un sussidio, o di un piatto di minestra – come scrive il sindacalista Secci Mauro della Uilm di Torino – ci si deve inventare una dimostrazione forte e mediatica, come salire sui tetti della fabbriche o inventarsi l’isola dei cassintegrati dell’Asinara - con tanto di sottotitolo “la prima protesta dei lavoratori in diretta web”. Oppure si chiama Striscia la Notizia. I sindacati Uilm, Fim e Fiom di Torino hanno preso carta e penna e si sono rivolti al tg satirico di Antonio Ricci per chiedere un loro intervento affinché la sanissima e robusta ditta Sert di Leinì non debba chiudere lasciando a casa circa sessanta lavoratori dipendenti. Il titolare della ditta metalmeccanica, l’ingegnere Riccardo Rastrelli, da quanto si apprende, avrebbe già contattato Striscia la Notizia e una sua lettera è stata anche pubblicata sul settimanale a tiratura nazionale “Oggi”. Ma è il domani che fa paura e che sa di beffa.Basti pensare che come sottolinea il sindacalista Secci nella lettera inviata al popolare programma televisivo, la ditta Sert ha numerose commesse da portare avanti: “Pronte da eseguire per oltre 25 milioni di euro”. Un’azienda che – prosegue Marco Secci – non ha mai fatto una sola ora di cassa integrazione”. La chiusura si deve ad un groviglio di situazioni che creano un mix di paradossi all’italiana: la ditta Sert ha dei terreni che si affacciano sul fabbricato. Per allargare l’area produttiva – proprio in vista di ulteriori commesse – l’ingegner Rastelli avrebbe usato come garanzia nei confronti delle banche proprio gli appezzamenti.
Tutto normale fino a quando il Comune di Caselle non ha deciso di allargare il cimitero compreso di forno crematoio che confina con l’azienda ponendo di fatto un problema di zonizzazione per il luogo di culto così vicino, idrogeologico, e un vincolo di edificabilità sui terreni di proprietà del titolare dell’azienda abbattendone di fatto il loro valore patrimoniale. In concreto scrive Secci “rendendo impossibile il proseguimento dell’attività”. Con il risultato che le banche non concedono più i finanziamenti per iniziare a mettere in piedi l’area produttiva perché privi di sufficienti garanzie.
“Ad oggi purtroppo i fatti dimostrano che le istituzioni stiano pensando di più al loro “funerale” – scrive il sindacalista Fiom Marco Secci – Vi chiediamo di darci una mano per salvare, finché siamo in tempo, tante famiglie che altrimenti andrebbero a sommarsi alle tante altre che sono in mezzo ad una strada a far la coda per un piatto di minestra. Vi aspettiamo e vi inviamo carissimi saluti”. Intanto l’azienda ha iniziato le pratiche per mettere i dipendenti in cassa integrazione. L’incontro in Regione con l’assessore Claudia Porchietto non ha dato, evidentemente, i risultati sperati.
Fonte: La Novità
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