Pubblichiamo oggi l'intervento di Edoardo Martinetto, ricercatore universitario del Dipartimento di Scienze della Terra di Torino, in merito ai lavori di cosidetta "messa insicurezza" di un tratto dell'alveo e delle sponde del torrente Fisca nei pressi di borgata Fornero, a San Carlo.Ero stato interpellato all’inizio di marzo da una giornalista de “Il Risveglio” per esprimere un parere sui lavori di pulizia realizzati in borgata Fornero di San Carlo, ma non conoscevo lo stato dei fatti. Per tentare di comprenderlo sono andato sul sito il 12 marzo. Posso concordare con il Sindaco di San Carlo sul fatto che definire una “oasi faunistica” la (ex) “lama d’Pasqualin” può essere un’esagerazione, se non una forzatura. Però il Sindaco rivela un’altra realtà facile da accertare: sono stati spesi fondi pubblici, ma con quale scopo? L’intervento ha interessato un’ansa naturale senza alcun rischio di esondazione, non c’era proprio nulla da “mettere in sicurezza”. La sponda in erosione, alta più di tre metri non è arretrata in modo significativo da quando la ricordo trent’anni fa (anch’io facevo il bagno lì: amarcord?) e l’appezzamento soprastante è un bosco in cui l’unico rischio è che qualche alberello cada, raramente, nel torrente. Posso immaginare che l’intervento di riempimento dell’alveo del torrente sia stato realizzato per agevolare il passaggio di macchinari per la “pulizia” delle sponde. Tuttavia, nessun esperto potrebbe onestamente affermare che fossero “necessari”.
Non metto in dubbio che il lavoro sia stato svolto regolarmente, ma si poteva certamente studiare una modalità meno distruttiva. Sappiamo che le ditte che svolgono questi lavori lo fanno per guadagnare: più in fretta si distrugge e più rende. Ho visto nei trent’anni scorsi centinaia di torrenti martoriati senza senso in base a “regolari progetti”. Dopo il passaggio delle ruspe la sensazione, per chi sa apprezzare questi luoghi, è di incredula disperazione. Una disperazione a cui, personalmente, non ho mai tentato di reagire, convinto che la maggioranza dei cittadini fosse schierata a favore della “pulita” distruzione o quanto meno indifferente: altro che torrenti, le vere “oasi faunistiche” sono le pescherie dei centri commerciali!
Nel caso della distruzione della “lama d’Pasqualin”, in borgata Fornero, qualcuno ha pensato di comunicare il suo sconforto e purtroppo non si sarà certamente sentito sollevato dall’articolo comparso su “Il Risveglio” l’11 di marzo. Si tratta di poche persone…e si tratta di un piccolo pezzo di territorio. Ma quello che può interessare a tanti è che l’amore per un piccolo pezzo di natura, l’attenzione per un per un albero, un bosco, una siepe, un corso d’acqua - non importa se piccolo o grande - è un prezioso aiuto per la conservazione dell’ambiente in cui tutti viviamo. Perché mortificare quest’attenzione?
Lo confesso: odio i muri di cemento, i piazzali asfaltati e per questo mi sento di affermare che San Carlo sarebbe oggi un paese dall’aspetto di certo più gradevole se il suo sviluppo fosse stato guidato dalla sensibilità di questi pochi cittadini virtuosi.
Lo confesso: odio i muri di cemento, i piazzali asfaltati e per questo mi sento di affermare che San Carlo sarebbe oggi un paese dall’aspetto di certo più gradevole se il suo sviluppo fosse stato guidato dalla sensibilità di questi pochi cittadini virtuosi.
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