mercoledì 30 dicembre 2009

Auguri!

Bene, anche il 2009 sta volgendo al termine. Questo che sta finendo è stato un anno molto difficile. Un anno che ha visto il consolidamento della crisi scoppiata negli ultimi mesi del 2008. Crisi che, nonostanti i proclami e gli inviti all'ottimismo, ha mietuto e continua a mietere vittime in termini di posti di lavoro, anche se a volte viene utilizzata strumentalmente per nascondere altre operazioni.
In questo contesto e vista la situazione che ha colpito molti lavoratori della nostra zona e di Caselle in particolare, gli auguri inviati dal nostro sindaco, anche se originali ed in buona fede, non ci paiono del tutto azzeccati nei modi.
L'augurio nostro e, credo, di tutti è che il nuovo anno veda finalmente la tanto auspicata ripresa e che tutti coloro che sono stati lasciati a casa possano essere reintegrati al proprio posto.
Buon 2010 a tutti!

lunedì 28 dicembre 2009

Rifiuti: aumenti in arrivo?

In molti avranno notato che nei giorni scorsi la raccolta dei rifiuti da parte di Seta ha lasciato parecchio a desiderare. I cassonetti messi puntulamente fuori per essere svuotati sono rimasti pieni. Basta fare un giro per Caselle ed è facile scorgere cassonetti straripanti di riufiuti come quelli nella foto (scattata in via Che Guevara).
Ultimamente Seta non è nuova ai disservizi. Basti pensare al mancato spazzamento delle foglie in alcune zone della città, o alla saltuaria mancata raccolta dei rifiuti.
Che la società incaricata della raccolta rifiuti, di cui il nostro comune è socio, non versi in buone acque è risaputo: circa 20 milioni di debiti, se non di più. A questo bisogna aggiungere il fatto che tra qualche giorno, il 31 dicembre, la discarica di via Germagnano verrà chiusa definitivamente. I nostri rifiuti saranno conferiti a Pianezza. Questo produrrà inevitabilmente una lievitazione dei costi di conferimento. Su chi graveranno questi ulteriori costi sommati ai debiti causati dalla cattiva gestione della società? In molti sono pronti a scommettere che saranno i cittadini a doversi sobbarcare questi costi sulla prossima bolletta.
Per inciso vogliamo ricordare che il presidente di Seta in carica durante il periodo in cui si è creato gran parte del debito è stato premiato dal proprio partito, facendolo eleggere in Parlamento.
Anno nuovo, storia vecchia.

giovedì 24 dicembre 2009

Babbo Natale a Mappano

Ci stavamo preparando a scrivere il post natalizio, quando ecco che arriva la notizia attesa da molti mappanesi: il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della Regione Piemonte contro la sentenza del Tar di sospensione del referendum consultivo sullì'istituzione di Mappano comune. Davvero un bel regalo di Natale per i mappanesi, un po' meno per i sindaci che avevano presentato ricorso.
A questo punto la Regione deve fissare nuovamente la data della consultazione popolare. Il Comitato per la costituzione di Mappano comune chiede che venga fissata per il mese di gennaio. I tempi sono stretti, anche perchè a febbraio partirà ufficialmente la campagna elettorale per le elezioni regionali in programma a marzo. Quindi si rischia che tutto slitti al prossimo autunno, sempre che la nuova amministrazione regionale non cambi idea...
Qui potete leggere il comunicato stampa del comitato mappanese in merito alla vicenda.

A questo punto permetteteci di fare i nostri migliori auguri di buon Natale a tutti voi, che sempre più numerosi ed assidui seguite le riflessioni, i commenti ed i pensieri in libertà di un gabbiano che svolazza qua e là.

martedì 22 dicembre 2009

La montagna che ha partorito il nulla

Oggi pubblichiamo la lettera aperta di Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace, riguardo le conclusioni del vertice sul clima di Copenhagen, che nei giorni scorsi ha visto riuniti i rappresentanti di tutti i paesi del nostro pianeta.
Come le decine di migliaia di attivisti attorno al globo che hanno lavorato in modo così duro perché da Copenhagen uscisse un trattato equo, ambizioso e legalmente vincolante, ho sperato fino all’ultimo che i nostri leader avrebbero agito, raggiungendo un accordo sul clima sufficiente a evitare la catastrofe climatica.
Ma la realtà è stata diversa. Nonostante il mandato ricevuto dai cittadini di tutto il mondo, e più di un centinaio di capi di governo arrivati a Copenhagen, il battibecco continua. I nostri leader non hanno agito come tali. Non hanno portato a termine il loro compito.
Il risultato non è equo, né ambizioso e legalmente vincolante. Oggi, i potenti della Terra hanno fallito l’obiettivo di impedire cambiamenti climatici disastrosi.
La città di Copenhagen è la scena di un crimine climatico, con i colpevoli che scappano verso l’aeroporto, coperti di vergogna. I leader mondiali hanno avuto un’occasione unica per cambiare il pianeta in meglio, evitando i cambiamenti climatici. Alla fine hanno prodotto un debole accordo, pieno di lacune, abbastanza grandi da farci passare dentro tutto l’Air Force One.
Il fallimento è dovuto in parte alla mancanza di fiducia reciproca tra nazioni sviluppate e in via di sviluppo. I leader dei Paesi industrializzati hanno avuto moltissimo tempo per fissare obiettivi ambiziosi e impegnativi di riduzione dei gas serra. E, allo stesso tempo, per accordarsi sui miliardi di euro che avrebbero permesso alle nazioni in via di sviluppo di fare la propria parte per ridurre i gas serra da combustibili fossili e arrestare la deforestazione su larga scala.
Nel corso dell’anno, le nazioni in via di sviluppo hanno mostrato la volontà di impegnarsi in questa direzione. Ma sono le nazioni industrializzate che non si sono mosse a sufficienza. E i meno pronti sono stati gli Usa, che ora meritano la parte del leone nella nostra condanna.
Ma il fallimento non è un’opzione. I climatologi di tutto il mondo ci dicono che la crescita delle temperature globali deve arrestarsi al più presto, per poi iniziare a tornare sotto i livelli attuali. Anche una crescita della temperatura di 1,5 gradi potrebbe determinare impatti irreversibili, e una di 2 gradi rischia di portare verso cambiamenti climatici catastrofici.
Per evitare questo, le nazioni industrializzate – che hanno la maggiore responsabilità del problema – devono adottare i tagli più drastici. Inoltre, devono fornire almeno 140 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare la propria parte e incamminarsi in un percorso di energia pulita, proteggere le foreste tropicali e adattarsi a quei cambiamenti climatici che – purtroppo – sono ora inevitabili.
E tutto questo deve essere racchiuso in un trattato legalmente vincolante. Questo è il lavoro non concluso a Copenhagen. Ed è nostro compito – vostro e mio – assicurarci che i potenti della Terra tornino al lavoro e concludano il proprio compito.
Greenpeace, come molte altre organizzazioni attorno al pianeta, continuerà a premere, in modo pacifico, affinché i nostri leader facciano quello che deve essere fatto … salvare vite umane e proteggere specie che non possono parlare per sé stesse.
Non è finita. I cittadini di tutto il mondo chiedevano un vero accordo prima che il Summit iniziasse, e lo stanno ancora chiedendo. Possiamo ancora salvare centinaia di milioni di persone dalle devastazione di un mondo sempre più caldo, ma è solo diventato molto più difficile.
La società civile, la maggior parte della quale è stata chiusa fuori nei giorni finali di questo Summit sul clima, ora deve raddoppiare i propri sforzi. Ciascuno di noi deve costringere i propri leader ad agire. Dobbiamo portare la lotta per impedire la catastrofe climatica a ogni livello politico: locale, regionale, nazionale e internazionale. E lo stesso per le stanze dei consigli di amministrazione e le strade principali delle nostre città. O lavoreremo per un cambiamento effettivo della nostra società o soffriremo le conseguenze di questo fallimento.
Come insulto finale, abbiamo appena saputo che i tre attivisti di Greenpeace entrati nel Palazzo Reale danese, nel corso della cena ufficiale dei capi di Stato, aprendo un banner con la richiesta di una vera azione per il clima, sono stati spediti in prigione per tre settimane. Si tratta dei leader sbagliati. I veri leader mondiali che hanno provato ad agire realmente sono ora in cella, mentre i presunti leader stanno abbandonando la scena.

venerdì 18 dicembre 2009

L'acqua è un diritto, non una merce

Il gruppo politico Laboratorio Ciriè ci ha fatto pervenire un comunicato riguardo la questione della privatizzazione dell'acqua, di cui ci siamo già occupati in precedenza. Potete leggerlo qui di seguito.

Il 19 novembre 2009, con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati si è concluso l'esame del decreto 135/09 il cui l’art. 15 sancisce la definitiva e totale privatizzazione dell'acqua potabile in Italia.

Il diritto all'acqua è un diritto inalienabile: la sua gestione e distribuzione non può essere proprietà di nessuno, bensì condivisa equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico. Oggi, ed in futuro sempre più, l'accesso all'acqua rappresenta una causa scatenante di tensione e conflitti all'interno della comunità internazionale.

Laboratorio Ciriè intende contrastare questo ennesimo saccheggio di beni pubblici in favore dei soliti potentati economici. Porteremo il problema all’attenzione del Consiglio comunale e daremo il nostro sostegno alla proposta di un referendum abrogativo. Vogliamo anche che si attivi una campagna di promozione dell’acqua del nostro acquedotto in contrasto con il consumo di acqua in bottiglia. L’assedio pubblicitario quotidiano delle lobby dell’acqua ha modificato le nostre abitudini, ma l’acqua del rubinetto è spesso di qualità superiore rispetto alle acque in commercio ed è molto più economica… finché rimane pubblica!

mercoledì 16 dicembre 2009

Veleno

Il fatto principale di questi ultimi giorni è senza dubbio l'aggressione al Presidente del Consiglio, colpito al volto da una statuina domenica scorsa a Milano. I commenti a questa vicenda si susseguono e, anzichè rasserenare gli animi come sarebbe più che mai necessario, contribuiscono ad arroventare il clima politico.
In merito riportiamo quanto scritto ieri sul sito
l'Antefatto da Peter Gomez.

Questa mattina alla Camera il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha indicato Il Fatto Quotidiano e Marco Travaglio come mandanti morali della vile aggressione a Silvio Berlusconi da parte dello psicolabile Massimo Tartaglia. Cicchitto ha detto : "La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità". Poi ha aggiunto: "A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L'Espresso, dal mattinale delle procure Il Fatto, dalla trasmissione di Santoro Annozero e da quel terrorista mediatico di nome Travaglio". Deve essere chiaro a tutti che da questo momento i giornalisti de Il Fatto Quotidiano, come le altre persone elencate da Cicchitto, sono a rischio. Le parole durissime di questo importante esponente del partito di maggioranza relativa ci mettono tutti nel mirino. Non siamo però eccessivamente preoccupati. Sappiamo che il Paese è migliore di chi lo rappresenta in Parlamento non perché eletto dai cittadini, ma perché nominato dal principe di turno. Tra la stragrande maggioranza degli italiani, siano essi di destra o di sinistra, il "clima d'odio" evocato dai nostri piccolissimi politici per il loro misero tornaconto elettorale, non c'è. E quella che Cicchitto definisce una "campagna" è in realtà la semplice cronaca di fatti. Quella cronaca che, come giornalisti, abbiamo il dovere di fare. E che, qualunque cosa accada, continueremo a fare.

lunedì 14 dicembre 2009

Il vaccino al mercurio

In un post di qualche tempo fa abbiamo segnalato come fossero stati molto pochi i medici di base ed i sanitari dell'ospedale di Ciriè a vaccinarsi contro l'influenza A. Avevamo inoltre sollevato alcuni dubbi sulle reali potenzialità del vaccino e sulle sue controindicazioni. Navigando sulla rete abbiamo trovato più di una conferma ai nostri dubbi. Di più: abbiamo trovato notizie sulla pericolosità del vaccino che contiene mercurio e squalene. Il mercurio è una delle sostanze più tossiche conosciute per l'uomo. Non per nulla solo qualche mese fa i termometri al mercurio sono stati tolti dal commercio. Lo squalene è una sostanza che alcuni scienziati ritengono sia responsabile di molte malattie autoimmuni, tra cui la sclerosi multipla.
A questo punto il nostro sospetto che tutta la campagna di vaccinazione serva a sostenere le finanze di alcune case farmaceutiche, sulla pelle dei cittadini, sembra più che mai fondato.
A chi volesse approfondire l'argomento, suggeriamo di leggere qui.

venerdì 11 dicembre 2009

Travaglio a Borgaro

Il Circolo Berlinguer di Borgaro conclude il 2009 con i botti. Sarà infatti Marco Travaglio l’ospite del dibattito, organizzato con la collaborazione di Parole e Musica onlus, in programma per lunedì 14 dicembre ore 18 presso la sede del Circolo in via Diaz 15 a Borgaro.

Il giornalista, tra i fondatori della novità più eclatante nel mondo dell’informazione italiana di quest’anno "Il fatto Quotidiano", ha come ben noto una sua collaborazione fissa nella trasmissione di Michele Santoro "Anno Zero" su Rai 2 sempre molto seguita e discussa. Tra i giornalisti "imputati" del famoso editto “bulgaro" di Berlusconi, da anni sforna voluminosi libri che ampiamente documentano le vicende politiche e giudiziarie italiane. Ricordiamo che è socio onorario del circolo Berlinguer fin dalla sua nascita nel 2001, e che questo incontro è il dodicesimo organizzato con la sua presenza. L’orario pomeridiano è una nuova scommessa per i soci del Circolo visto che tutti gli altri incontri erano stati organizzati nel dopo cena.

Travaglio manca dal gennaio 2007 da Borgaro dove era stato presente ad una serata molto riuscita sia per la partecipazione che per la qualità del dibattito. Il titolo dell’incontro è quanto mai accattivante: "Ritorno a Mani Pulite nell’Italia di LorSignori".

mercoledì 9 dicembre 2009

La mafia è finita?

Al di là dell’attendibilità ancora tutta da verificare delle dichiarazioni di Spatuzza e degli arresti dei latitanti Nicchi e Fidanzati, proviamo a riflettere se il governo Berlusconi è quello che ha fatto di più contro la mafia.
Se andiamo a vedere le statistiche del Ministero degli Interni non risulta nessuna variazione significativa negli arresti per reati di stampo mafioso. La variazione è sensibile sugli italiani in quanto è aumentata la copertura giornalistica televisiva.
Se guardiamo invece le azioni del Governo relative alla protezione dei reati finanziari, dove risiede il vero business della mafia, bisogna riconoscere che questo governo ha davvero fatto tanto.
Un esempio? L'attuale scudo fiscale introduce la norma di non segnalazione delle operazioni derivanti da chi ha usufruito di questa protezione. In pratica qualunque mafioso può depositare somme considerevoli su conti particolari e protetti anagraficamente e tutte le operazioni da e per tali conti avranno la garanzia che non verranno mai segnalate (importi, soggetti, beneficiari) alle autorità anti-riciclaggio e anti-terrorismo.
Nessuno scudo fiscale mondiale contiene tale norma, nemmeno i due di Tremonti dei governi passati.
A cosa serve arrestare qualche boss a reti unificate se poi la mafia può continuare a fare affari in tutta tranquillità?

lunedì 7 dicembre 2009

Ci toglieranno anche l'aria

Torniamo sulla questione della privatizzazione dell'acqua, recentemente approvata dal governo, con un articolo di Marco Travaglio, tratto dal sito www.voglioscendere.it

Sarò antiquato, sarò diventato comunista senz'accorgermene. Ma non riesco proprio a capire perché mai delle aziende private dovrebbero lucrare su un bene pubblico come l'acqua. Eppure è quello che già succede in gran parte del mondo. E succederà presto in tutt'Italia dal 2011 se sarà definitivamente legge la cosiddetta "privatizzazione dell'acqua". E' ovvio che quello che viene privatizzato non è il liquido H2O, ma il servizio che lo porta nelle nostre case: la gestione della rete distributiva. Ora può essere, e in gran parte è, in mano pubblica, cioè dello Stato tramite gli enti locali e le loro aziende municipalizzate. Finchè sono pubbliche, non hanno come primo scopo il guadagno, ma il pareggio di bilancio e il funzionamento del servizio. Che dunque deve costare ai cittadini il minimo indispensabile per funzionare. La cosiddetta riforma prevede che la gestione dell'acqua potabile passi a società private (scelte in via ordinaria con gare d'appalto) o miste pubblico-private (anche senza gara): società comunque obbligate a fare utili, non esistendo imprenditori animati da spirito missionario.

Ora, è normale che un imprenditore voglia fare utili. Ma dipende su quale bene. Se uno guadagna usando gli acquedotti che abbiamo pagato con i nostri soldi, dovremmo ribellarci tutti quanti, di destra, di sinistra o agnostici che siamo. Come avremmo dovuto fare quando le autostrade, che tutti noi abbiamo finanziato con le nostre tasse, sono passate ai privati. Naturalmente i trombettieri della privatizzazione dell'acqua annunciano servizi migliori a costi più bassi grazie alla mitica "concorrenza". Balle. Se l'azienda è pubblica e non deve accumulare utili, normalmente applica tariffe più basse. Se l'azienda è privata, oltre agli investimenti per la manutenzione della rete, deve pure guadagnarci, dunque le bollette saranno più salate: a meno che, per tenerle basse, non si risparmi sugli investimenti, fornendo un servizio peggiore agli utenti.

Secondo La Stampa, già oggi "il 41% degli italiani è servito da società private o miste e a livello nazionale, tra il 2002 e il 2008, i prezzi dell'acqua sono aumentati del 30%. Si prevede che saliranno del 26% entro il 2020". Tant'è che, per calmierare il boom delle bollette, è già in cantiere una bella "Authority dell'acqua": l'ennesimo carrozzone dei partiti sul tipo di quelli che dovrebbero vigilare contro le concentrazioni sul mercato delle imprese, sul pluralismo televisivo, sulla libertà d'informazione, sulla nostra privacy, con i risultati che vediamo. Il proliferare di società miste pubblico-private, poi, aumenterà anche nel settore idrico la commistione fra politica e affari che già oggi produce uno scandaloso tasso di corruzione (valutato dalla Banca Mondiale in 40 miliardi di euro sottratti ogni anno dalle tasche dei cittadini). Quindi da un lato la cosiddetta privatizzazione dell'acqua non ci libererà dalla presenza inquinante della politica nell'economia, e dall'altro non garantirà affatto un migliore servizio ai consumatori.

Perché allora questa gran voglia di privatizzare l'"oro blu"? Perché ci sono enormi multinazionali ansiose di metter le mani su un business che oggi vale 2,5 miliardi di euro e presto potrebbe raddoppiare o triplicare. Multinazionali molto presenti nell'editoria sia come azioniste di giornali sia come inserzioniste pubblicitarie della stampa e delle tv. Dunque molto influenti su chi "fa opinione". Fra i loro azionisti spiccano alcuni fra i più noti costruttori, che dell'acqua se ne infischiano, ma non vedono l'ora di accaparrarsi gli appalti per i lavori sulle reti idriche e sugli acquedotti. In pieno conflitto d'interessi, l'ennesimo.

Se ne sentiva davvero il bisogno.

venerdì 4 dicembre 2009

Iva rifiuti: una buona notizia

I cittadini di Beinasco verranno rimborsati dell'Iva indebitamente pagata per la bolletta dei rifiuti. E' il frutto della mozione presentata in Consiglio comunale dal Pd e recepita dall'amministrazione beinaschese (passata dalla Tarsu alla Tia nel 2005): niente più Iva nella bolletta dei rifiuti e rimborsi per quanto pagato negli anni precedenti. Si tratta di una decisione positiva che crea un precedente a cui potersi appellare.
Quella della Tia è una vicenda che negli ultimi mesi è stata molto discussa sui banchi dei vari Consigli comunali e nei confronti della quale le amministrazioni locali stanno prendendo tempo, compresa quella di Caselle.

Intanto a Borgaro prosegue l’attività dello sportello presso cui potrà rivolgersi chi desidera compilare la richiesta di rimborso dell’iva sulla tassa rifiuti. Ricordiamo che lo sportello che si trova in via Diaz 15 è aperto il martedì dalle 16 alle 18 ed il giovedì dalle 10 alle 12 ed è attivo anche per altri tipi di consulenza.

martedì 1 dicembre 2009

Mappano insiste

Saltato il referendun consultivo del 15 novembre in seguito ai ricorsi al Tar presentati dai comuni di Settimo, Leinì e Borgaro, il comitato per la costituzione di Mappano Comune torna alla carica chiedendo, tramite il suo presidente Grassi, un'audizione ai consigli comunali.
Di seguito il testo del comunicato ufficiale del comitato.

Il “Comitato per la Costituzione di Mappano Comune” ha chiesto formalmente un’audizione ai tre consigli comunali di Borgaro, Caselle e Leinì per affermare che
1. L’obiettivo “Mappano Comune” resta e siamo ancora più determinati a raggiungerlo.
2. Per aprire una nuova fase costruttiva con un tavolo di approfondimento dei problemi di ordine finanziario e territoriale che restano aperti, chiediamo il ritiro dei ricorsi attivi di Borgaro e Leini. Ribadiamo che secondo noi l’annullamento della pdl 633 sia un’inutile perdita di tempo e si potrebbero affrontare gli aggiustamenti finanziari e territoriali con un’eventuale proposta di legge nella nuova legislatura regionale (questa legge potrebbe anche essere presentata dagli enti locali o dalla provincia).
3. Alla luce delle precedenti considerazioni, nel caso di una risposta positiva e tempestiva del Consiglio di Stato, chiediamo agli enti locali di essere al nostro fianco, perchè come abbiamo sempre sottolineato crediamo a un futuro di collaborazione tra i comuni di Mappano, Leini, Borgaro e Caselle.