Nei giorni scorsi su Repubblica è comparso un articolo riguardante l’ennesimo atto di censura perpetrato ai danni dell’informazione. La Rai, infatti, ha rifiutato di mandare in onda il trailer di Videocracy, un film di Erik Gandini che ripercorre il trentennio di vita di Mediaset, dalla sua nascita fino agli ultimi avvenimenti. La motivazione del rifiuto? A loro avviso il film non è altro che un ”inequivocabile messaggio politico di critica al governo”, mentre l’autore dichiara fermamente che il film non rappresenta unicamente un attacco a Berlusconi, bensì un’attenta analisi di come l’avvento della televisione privata abbia modificato, e per certi versi stravolto, la vita degli italiani.
E se anche il film fosse un attacco al governo? In linea del tutto teorica — bisogna sempre ricordarsi che siamo in Italia — la critica ad un governo democratico dovrebbe essere libera e legale. Chiunque abbia visto Fahrenheit 9/11 lo sa bene. Ha scatenato piogge, anzi, diluvi di polemiche, ma il film è uscito nelle sale e ha pure sbancato i botteghini.
Cosa succede invece da noi? Tralasciato l’ovvio rifiuto di Mediaset a distribuire il trailer (che già di per sè, anche se televisione privata, avrebbe l’obbligo morale di accettarlo, perlomeno per non dimostrare così spudoratamente il livello di censura che adotta), la televisione nazionale — che, ricordiamocelo, come spesso ha detto il nostro esimio Premier, ”dovrebbe svolgere un servizio di pubblica utilità”, mentre il suo direttivo viene scelto a casa Berlusconi — rifiuta categoricamente ciò che potrebbe scatenare l’ira di Mister B. e magari far rotolare qualche testa.
Allora che fare? Beh, mi sembra piuttosto ovvio: la Rai e Mediaset non vogliono distribuire il trailer di Videocracy? Ci pensiamo noi!
Fonte: http://nicolozarotti.com/




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