lunedì 29 giugno 2009

Mappano: scuole e traffico pesante

Oggi diamo spazio ad una lettera pubblicata dal sito Mappano.it a firma di Valentina P. Con questa lettera l'autrice vuole sollevare il problema della viabilità soprattutto in prossimità degli edifici scolastici della frazione di Mappano.

"Rimando una lettera scritta da me e pubblicata il giorno 10/06/2009 su Il Canavese e che ho il dubbio sia stata letta da chi di dovere.
Spero possa far riflettere soprattutto coloro che abitano nella zona citata o almeno coloro che mandano i figli a scuola da quelle parti.
La presente al fine di sensibilizzarVi circa la situazione della circolazione stradale presente sul territorio di Mappano e più precisamente della presenza ripetuta di tir e mezzi con traino di grossa cilindrata in luoghi frequentati da bambini, come le scuole, i giardini pubblici, i campi di gioco e simili, dossi per rallentare la velocità e restringimenti stradali…
E’ stata verificata la presenza in zona Via Borgaro - Via Tibaldi - Via Don Murialdo di divieti di transito per entrambi i lati di autocarri per la presenza di scuole, segnali presenti sia arrivando da Strada Cuorgnè (Conad) verso Borgaro percorrendo via Tibaldi, sia all’accesso di via Tibaldi verso Strada Cuorgnè e all’accesso di via Don Murialdo sempre da via Borgaro, visto che è zona di scuole.
Proseguendo su via Borgaro e lungo la stessa via verso strada Cuorgnè (per intenderci dove sbuca via Giotto), non si presenta alcun divieto eppure anche lì è zona scuola, attraversano tutti i giorni ragazzi verso la scuola media (arrivando per esempio da via Giotto), ci sono anche due dossi e più avanti quasi al semaforo altezza piazza don Amerano, un altro dosso e restringimento della strada!
Se si osserva bene però il segnale è stato posizionato all’accesso di via Borgaro partendo da Strada Cuorgnè.
In entrata da strada Cuorgnè non accedono mezzi di grande portata mentre (sulla stessa strada!), ma in senso opposto arrivano mezzi da Borgaro!
La viabilità pare assurda sul territorio di Mappano, senza escludere anche l’alta velocità, contraddistinta forse da caratteristiche legate al Comune di appartenenza.
La Giunta attualmente presente sul territorio o alcuni cittadini hanno mai fatto notare la contraddizione di segnaletiche e divieti in atto?"

sabato 27 giugno 2009

E la chiamano riforma

La scuola secondaria italiana ha bisogno di un'opera di razionalizzazione. Il riordino presentato dal ministro Gelmini riesce certamente a garantire un risparmio di spesa pubblica perchè prevede una diminuzione dell'organico. Dubbi maggiori si hanno sulla sua efficacia di innalzare il livello medio degli apprendimenti o nel ridurne la varianza territoriale. Soprattutto si riafferma in modo netto la differenziazione tra licei e istituti professionali. Invece di promuovere l'uguaglianza delle opportunità, si opta per la chiusura verso le aspirazioni di ascesa sociale.

L'articolo completo, interessante ed approfondito, è pubblicato sul sito di Lavoce.info.

mercoledì 24 giugno 2009

Il Cavaliere dell'arcobaleno

“Si chiamava Pasquale Cavaliere, stava dalla parte della giustizia, dei diritti, degli immigrati, degli umiliati e offesi, degli indios, dei cittadini, dei desaparecidos, della democrazia.
I ricordi di Pasquale sono milioni, non basta il mare per contenerli tutti, ci vorrebbe l’oceano, quell’oceano che ha attraversato per andare amorire a Cordoba, un giorno d’agosto”.
Massimo Novelli, la Repubblica.

Venerdì 26 giugno, alle ore 21.00 al Teatro Agnelli si terrà la presentazione del libro "Il Cavaliere dell'arcobaleno" di Davide Pelanda. Alcune parti del libro saranno messe in scena dal gruppo teatrale Assembleateatro.
La presentazione del libro rientra nell'ambito di una serie di iniziative, alcune delle quali ancora in fase di preparazione, organizzate in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Pasquale Cavaliere che si svogeranno da qui al prossimo autunno.

lunedì 22 giugno 2009

Arrivano le letture corsare

Si terrà giovedì 25 giugno, alle ore 21, presso la sala di via Diaz 15 a Borgaro, la prima iniziativa del circolo letterario "Letture Corsare" nato in queste settimane a Borgaro su iniziativa di alcuni scrittori locali: Bechis, Babbini, Borla, Cattaneo, De Vecchi e De Vecchis.
La prima iniziativa di "Letture Corsare" sarà la presentazione del libro "L'amore ci farà a pezzi" dello scrittore torinese Andrea Malabalia. Dopo la pausa estiva il circolo riprenderà la sua programmazione culturale con una fitta serie di incontri letterali organizzati e voluti per contribuire, nella nostra realtà locale, a far incontrare scrittori e scrittrici con i cittadini che amano la letteratura e i libri e per stimolare chi invece non riesce ancora a rapportarsi con questo mondo, che può apparire distante, ma che è vivo e ricco di stimoli per la mente e l'anima.

venerdì 19 giugno 2009

Lavoratori senza tutele

Due milioni nello scenario peggiore, un milione e mezzo in quello più favorevole: sono questi i numeri dei lavoratori senza tutele. Gli interventi del governo hanno sì ridotto la platea dei coloro che in caso di perdita del posto resterebbero privi di qualsiasi forma di sussidio, ma sono ben lungi dall'averla annullata. Tanto più che le indennità di disoccupazione e in deroga si esauriscono in fretta, mentre la crisi occupazionale potrebbe essere lunga. Tutto il sistema è da riformare in mercato del lavoro caratterizzato da carriere sempre più frammentate.

Chi volesse approfondire l'argomento può leggersi l'articolo completo sul sito di Lavoce.info.

mercoledì 17 giugno 2009

Poveri noi!

E dopo i militari nelle strade italiane vedremo anche questi tizi assieme a ronde padane e quant'altro... Certo che se la sicurezza nelle nostre città è in mano ad organizzazioni di questo calibro, siamo veramente messi male, molto male.

Da notare che la bandiera italiana della sua divisa di questi sedicenti "patrioti" è messa al contrario...

lunedì 15 giugno 2009

Caro Beppe

E' la volta di Cose Nostre ritornare sull'argomento che tanto sta facendo discutere in questo ultimo periodo a Caselle. Ecco la replica del direttore del mensile edito dalla Pro Loco di Caselle agli strali lanciati dal sindaco in Consiglio comunale:

Caro Beppe,
perdonerai il tono informale, ma ci conosciamo da sempre e suonerebbe falso e distante qualsiasi altro modo di riferirmi a te.
Perché questa lettera? Venendo nello specifico, è che faccio fatica a credere che tu possa aver davvero proferito in una seduta del Consiglio Comunale quanto riportato da due settimanali locali. Anche se l’avessi sentito con le mie orecchie, ugualmente non mi capaciterei che tu possa sul serio pensare quanto pubblicato.
Per riassumere a coloro che si fossero persi gli antefatti, dirò che l’oggetto che ha scatenato la tua reazione è da ritenersi parte del contenuto dell’inchiesta condotta da Alessandro Forno sul futuro della realizzazione del progetto delle Aree ATA. In modo particolare, per ciò che m’è dato sapere, è stata fonte di profonda irritazione una dichiarazione di un nostro intervistato, il quale, nel numero di aprile di “Cose Nostre”, manifestava la sua perplessità per quanto accaduto parecchi anni or sono a terreni agricoli situati in zona Montrucca, terreni resi poi edificabili da un nuovo piano progettuale della Città.
Le frasi dell’ormai più volte citato “signor Antonio” sono diventate poi causa di un’interpellanza da parte del consigliere Andrea Fontana che ti chiedeva di dare direttamente conto in Consiglio Comunale di ciò che da noi era stato pubblicato, per fugare ogni possibile dubbio. Ancor prima di essere a conoscenza delle intenzioni del dottor Fontana, in una telefonata ti avevo proposto un’intervista che avrebbe dovuto idealmente chiudere la nostra inchiesta. Alla mia proposta avevi preferito rispondere dicendomi che non era il caso di spendere altre parole sull’argomento, proprio ora che tutto procedeva per il meglio e che finalmente ‘sta benedetta realizzazione del progetto poteva vedere la luce. Preferivi chiudere così, senza aggiungere altro. Punto.
Il seguito lo trovate qui.

venerdì 12 giugno 2009

Renato Brunetta: chi è costui?

In questo video l'inchiesta dell'Espresso su Renato Brunetta: politica, carriera universitaria ed affari. Giudicate voi.

mercoledì 10 giugno 2009

Una storia da raccontare

Ebbene sì, questa è proprio una storia da raccontare e soprattutto da seguire con attenzione. A raccontarcela sono sei ragazzi che fino a poco tempo fa lavoravano in aeroporto.

Nel 2003 siamo entrati a far parte del personale della Sagat Handling, una delle due società di gestione dell’aeroporto di Torino, come addetti al check-in. I nostri contratti sono sempre stati a tempo determinato, inizialmente a 20 ore settimanali. Tra un contratto e l’altro passavano i giorni minimi previsti dalla legge e a cui noi ci siamo abituati molto presto: 10 giorni se il contratto era inferiore a 6 mesi e 20 se era superiore. Normalmente, o almeno fino al 2005 funzionava in questo modo: da ottobre ad aprile un contratto, poi la proroga fino a settembre e a ottobre 20 giorni a casa.
Nel 2005, purtroppo la prima brutta notizia: la Sagat Handling perde l’appalto su Lufthansa, quindi le entrate provenienti da una compagnia di bandiera vengono a mancare. Inoltre, nello stesso periodo, il responsabile del personale Sagat Handling si trasferisce all’aeroporto di Firenze, allora gestito dalla stessa società. Chi ci rimette per primo? Noi stagionali ovviamente. I nostri contratti non hanno più avuto la stessa continuità: dopo ogni contratto un breve stacco di 10 giorni, proroghe molto brevi. Per fortuna, però, Torino ospita le Olimpiadi Invernali. Ed ecco cosa succede dall’estate 2005: contratti di 6/7 mesi ciascuno e a 30 ore settimanali. La crisi è finita.
Grande movimento di passeggeri, aumento del numero di voli, Torino diventa base di Airone, l’aeroporto vince Awards per la sua efficienza, contratti che riprendono come prima, forse meglio di prima perché sono 30 ore settimanali, la paga base è decisamente più alta, nessuno si lamenta, almeno apparentemente. In più, in tutti questi anni, siamo a turno stati scelti per corsi di formazione per nuovi sistemi operativi: chi per il sistema Iberia, chi British Airways, chi entrambi, chi formato sulle procedure lost and found, chi certificato come addetto di rampa. E questo, ci è sempre stato detto, era indice del fatto che l’azienda fosse soddisfatta del nostro operato e per questo ci saremmo dovuti sentire in un certo qual modo gratificati.
Certo, gratificati, sì, sapevamo fare molte cose, spesso ci venivano chiesti prolungamenti orario e mancati riposi per coprire determinate fasce orarie o le assenze per malattia dei colleghi (o forse la perenne mancanza di personale?).

Il seguito di questa storia lo trovate qui.

lunedì 8 giugno 2009

Shopville: i dubbi aumentano

L’ultimo consiglio comunale di Caselle si è occupato dell’inchiesta di Cose Nostre sulle aree Ata, su cui dovrebbe sorgere la shopville, di cui ci siamo già occupati in passato.
Se qualcuno aveva qualche dubbio su questa vicenda, al termine della seduta non sono stati sicuramente diradati. Anzi, le parole del sindaco hanno avuto l’effetto opposto. Sarebbe bastato mostrare i documenti che dimostrano che quanto sostenuto dal sig. Antonio non è vero e tutto sarebbe stato chiarito definitivamente. Invece il nostro sindaco ha preferito attaccare il giornale, ha sostenuto che i documenti che comprovano la verità sono facili da reperire, però perché non sono stati portati in Consiglio comunale? Tutto questo altro non fa che aumentare i dubbi e le ombre su tutta questa vicenda, gettando altra benzina sul fuoco delle polemiche e fornendo nuovi argomenti alle male lingue di paese.
Non sarebbe stato meglio chiarire questa vicenda una volta per tutte, documenti alla mano?

sabato 6 giugno 2009

I diritti edificatori non esistono

Mentre in molte regioni si fanno nuovi piani urbanistici comunali che sostituiscono i piani regolatori vigenti, si scopre che i vecchi piani prevedevano aree edificabili in quantità che oggi si rivelano eccessive: zone industriali largamente incomplete, zone d’espansione eccedenti rispetto alle necessità di oggi.
Qualche sindaco di buon senso vorrebbe ridurre queste previsioni, e utilizzare il nuovo piano per tagliare aree inutilmente edificabili. Ma da qualche tempo è prevalsa una convinzione: se un piano urbanistico ha dato al terreno una destinazione edificatoria, ha fatto nascere nel proprietario un “diritto edificatorio”, che non può essere eliminato senza pagare al proprietario un indennizzo.
Questa tesi è una balla, eppure su di essa si sono progettati diversi piani regolatori in tutta Italia; ciò ha dato a quella tesi una grande autorevolezza. Una recente sentenza del Consiglio di stato (n° 2418 del 10 gennaio 2009) ribadisce che quella tesi è del tutto infondata. Questa tesi è sempre stata osteggiata ed è importante che sia stata ribadita dopo anni di deregulation.
La tesi del Consiglio di stato in sintesi è la seguente: il piano urbanistico generale può modificare una destinazione d’uso precedente, anche se è stata avviata e lungamente elaborata la procedura di formazione di un piano di lottizzazione. Ovviamente il comune è tenuto a motivare correttamente la decisione, ma l’unica spesa che deve sostenere è quella eventuale di spese legittimamente sostenute dal proprietario. Non solo, ma è del tutto legittimo assegnare una destinazione d’uso agricola a un terreno precedentemente dichiarato edificabile se quel terreno è idoneo per l’agricoltura. Accertare che un terreno è idoneo per l’agricoltura ed impedirne conseguentemente l’urbanizzazione, insomma, non significa porre un vincolo, ma attribuire una destinazione d’uso adeguata alle caratteristiche di quel suolo.
Chissà che qualcuno non voglia capire…

giovedì 4 giugno 2009

L'Italia dei comuni che funzionano


Nelle prossime settimane, l'Associazione dei Comuni Virtuosi spedirà una copia del documentario video “Viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle” a tutti gli 8.102 sindaci degli altrettanti comuni italiani.
Il documentario racconta le esperienze concrete già realizzate o in corso di sperimentazione da amministrazioni comunali italiane che hanno deciso di ridurre la propria impronta ecologica con la collaborazione e “complicità” dei cittadini che formano una comunità locale: un’ora di interviste, immagini, racconti, che dimostrano la bontà di progetti e obiettivi come strategia rifiuti zero, stop al consumo di territorio, mobilità sostenibile, nuovi stili di vita, efficienza e risparmio energetico.
Successi indiscutibili che mostrano la concretezza di scelte alternative divenute possibili attraverso il coinvolgimento della popolazione, chiamata a partecipare attivamentealle decisioni che riguardano l'intera comunità.

lunedì 1 giugno 2009

Il male comune

La popolazione mondiale delle città ha superato di gran lunga quella delle campagne. Qualsiasi strategia economica, sociale, ambientale, energetica deve necessariamente passare dalla città. Cemento e asfalto continuano a divorare territorio, a volte legalmente a volte aggirando le leggi, altre volte ancora, le leggi si cambiano per sanare. Non ci sarebbe nulla di male se si mantenesse un equilibrio. Così però non è, almeno a giudicare da quello che è avvenuto negli ultimi anni. Da Nord a Sud la situazione è sempre la stessa: la città, anche se la popolazione non cresce o cresce di poco, si sviluppa mangiando terreni agricoli, che se producono agricoltura o sono semplicemente paesaggio valgono poco. Se invece si decide di costruirci sopra, valgono di più. E così all’improvviso la vita costa di più: case, affitti, cibo. Alla fine della partita è la destinazione del territorio che determina il valore della comunità che ci sta sopra. Cosa succede per esempio quando si rompe il rapporto tra quanto guadagniamo in stipendio o pensioni e il valore della casa dove viviamo? Cioè quando il valore immobiliare supera quello della comunità? E il “bene comune” che fine ha fatto?

Fonte: www.report.rai.it