Bisogna riconoscere che Cose Nostre sta svolgendo un’inchiesta molto interessante sulle aree Ata e sulla futura shopville. Nell’ultimo numero sono state pubblicate alcune interviste a cittadini casellesi. In particolare vogliamo focalizzare l’attenzione su quanto dichiarato dal sig. Antonio, residente di via Montrucca, che ad un certo punto, parlando della shopville, dice: “Noi di via Montrucca abbiamo già avuto anni fa un primo incontro con questa realtà quando alcuni responsabili di una società spagnola ci aveva contattati per capire chi fosse interessato a vendere e avevano ventilato la possibile costruzione di una shopville…” e poi continua: “la cosa che diventa difficile da capire, oggi, sono stati gli acquisti di terreni agricoli in zona alcuni anni fa… strano acquistare terreni per poi non utilizzarli; poi, magicamente, l’intervento del Comune e tutto è diventato edificabile…”Se le parole hanno un significato, allora quelle pronunciate dal sig. Antonio non sono certo di poco conto e gettano un’ombra molto pesante su tutta quanta l’operazione fin dai suoi albori, a cominciare dai vari passaggi di proprietà dei terreni di quell’area e che potrebbe chiamare in causa anche chi, negli anni passati, ha gestito il piano regolatore di Caselle. Si tratta di parole che non possono lasciare indifferenti e di fronte alle quali non si può rimanere in silenzio.
Se le cose dette dal sig. Antonio sono vere, allora ne vedremo delle belle. Statene certi.



Sicuramente in molti non lo sanno, ma oltre il 7% dell’importo della bolletta elettrica (i cosiddetti cip 6), invece che per finanziare energie rinnovabili, come prevede la legge, è utilizzato per strapagare impianti di incenerimento che bruciano scarti di raffineria e di lavorazioni industriali, plastica dai rifiuti urbani e assimilati e molte altre sostanze inquinanti, che contribuiscono all'incremento delle malattie.








