Non volevamo parlarne, però alla fine abbiamo ceduto alla tentazione. D’altronde ce ne siamo occupati in passato e ci sembra giusto occuparcene anche ora. Ci riferiamo alle dimissioni dell’assessore Zaccone.Ci siamo occupati di lui quando abbiamo dato spazio alla denuncia di un cittadino casellese che deplorava il comportamento arrogante che il nostro assessore si sentiva in diritto di tenere dall’alto della sua popolarità elettorale.
In seguito abbiamo anche dato spazio alla vicenda dei sopralluoghi e relative spese effettuati da Zaccone presso i soggiorni marini per anziani su cui stava indagando la Corte dei Conti.
Non ci siamo occupati invece di molte altre questioni di cui si vocifera in città perché non ci va di fare di spettegolare su fatti di cui non siamo a diretta conoscenza e che non sono di pubblico dominio, ma a quanto pare ci sarebbe molto di cui scrivere.
In ogni caso, in questi anni il modo di operare del nostro assessore ha fatto sì che il suo nome sia stato associato alla "casta" di provincia. A giudizio di molti è diventato un esempio di malcostume politico da denunciare e condannare, al di là del fatto che il comportamento tenuto sia lecito o no. Troppo successo può dare alla testa e farci sentire al di sopra di tutto e di tutti. Il potere acquisito diventa fine a se stesso e non viene messo al servizio della collettività come dovrebbe essere.
Sicuramente non rimpiangeremo l’assenza non tanto di Zaccone quanto dello "zacconismo" (passateci questo neologismo) e speriamo che questa esperienza gli possa servire per capire gli errori e per correggere il tiro. Un bagno di umiltà non ha mai fatto male a nessuno.
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