mercoledì 24 giugno 2009

Il Cavaliere dell'arcobaleno

“Si chiamava Pasquale Cavaliere, stava dalla parte della giustizia, dei diritti, degli immigrati, degli umiliati e offesi, degli indios, dei cittadini, dei desaparecidos, della democrazia.
I ricordi di Pasquale sono milioni, non basta il mare per contenerli tutti, ci vorrebbe l’oceano, quell’oceano che ha attraversato per andare amorire a Cordoba, un giorno d’agosto”.
Massimo Novelli, la Repubblica.

Venerdì 26 giugno, alle ore 21.00 al Teatro Agnelli si terrà la presentazione del libro "Il Cavaliere dell'arcobaleno" di Davide Pelanda. Alcune parti del libro saranno messe in scena dal gruppo teatrale Assembleateatro.
La presentazione del libro rientra nell'ambito di una serie di iniziative, alcune delle quali ancora in fase di preparazione, organizzate in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Pasquale Cavaliere che si svogeranno da qui al prossimo autunno.

2 commenti:

L'arte, l'artista. ha detto...

Il 6 agosto del 1999 moriva a Cordoba, in Argentina, Pasquale Cavaliere.
Era il consigliere regionale dei Verdi protagonista di decine e decine di battaglie in nome della giustizia e dell´onestà contro il malaffare politico-mafioso, schierato con coraggio e senza tentennamenti a fianco degli umiliati e degli offesi, degli immigrati, dei senza diritti, degli oppressi.
Dieci anni sono passati da quel giorno.
Eppure sembra un secolo.
Perché se è vero che stasera (alle ore 21 al Teatro Agnelli, ingresso libero) i suoi compagni, gli amici, lo ricorderanno, in un´iniziativa di Assemblea Teatro anche in occasione dell´uscita del libro di Davide Pelanda "Il Cavaliere dell´Arcobaleno", è altrettanto indubbio che la sua eredità politica e morale se n´è andata con lui.

Da allora, da quelle sue denunce su tangenti e tangentari, il mondo è infatti ritornato indietro.

Il marciume politico e affaristico c´è sempre, eccome se c´è, ma nessuno o quasi nessuno lo porta allo scoperto come sapeva fare Pasquale.

Dieci anni sono trascorsi da quando Pasquale, la sua determinazione nel combattere soprusi e malefatte dei pasoliniani Palazzi, il suo sorriso, la sua capacità di mediare in senso positivo tra realtà antagoniste e istituzioni (come fece con gli squatter, con i centri sociali), si spensero.

E in questi due lustri ci si è lacerati nel dire, nello scrivere, che la morte di Cavaliere aveva lasciato un vuoto immenso tra gli uomini e le donne di civile sentire, di utopie possibili. Forse ha ragione Roberto Tricarico, un altro compagno di Pasquale, a sostenere che «i suoi valori sono lì, testardi come le sue battaglie, invincibili come il suo rigore morale» e che «chiunque li può cogliere».

Ma il fatto, purtroppo, è che ben pochi ora sembrano disposti a chinarsi, rialzando dalla polvere quella bella e nobile bandiera.

Art. de "La Repubblica" pag.di Torino- Novelli. (26706/2009)

Anonimo ha detto...

Grazie per queste belle parole sul nostro Pasquale e ora provo a chinarmi e a togliere un po di polvere dalla bandiera...Pasquale c'é.

Andrea